Illustrazione satirica dello scontro di Trump contro Papa Leone: il Presidente in tunica benedice una bomba atomica.

Non chiamatelo ‘pazzo’, è il più grande errore che potreste fare

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Ieri è esploso lo scontro di Trump contro Papa Leone XIV. L’attuale Presidente lo ha definito apertamente ‘un debole’, arrivando persino a rivendicare il merito della sua elezione al Soglio Pontificio. Ha inoltre dichiarato di non tollerare un Papa che, a suo dire, sarebbe d’accordo con l’idea che l’Iran possieda la bomba atomica. Che il tycoon abbia tratti sociopatici, soffra di degrado cognitivo ed abbia un ego fuori controllo è noto, ma limitarsi a bollarlo come un “pazzo affetto da demenza senile” è l’errore strategico più grave che si possa commettere. Dietro queste sparate grottesche c’è l’odore inequivocabile di una strategia mirata a sovvertire l’ordine mondiale.

La dottrina Bannon e il caos come scala

Per comprendere cosa stia realmente accadendo, dobbiamo guardare alla mente di Steve Bannon, ex stratega del Presidente. La strategia di destabilizzazione di Steve Bannon si basa sul concetto militare di saturazione, riassunto nella sua celebre frase “flood the zone with shit”: inondare la zona di letame. L’obiettivo è travolgere l’opinione pubblica, i media e gli avversari con una raffica ininterrotta di assurdità, dichiarazioni scioccanti e conflitti in modo da creare un caos disorientante in cui le difese democratiche crollano e diventa impossibile concentrarsi sui veri abusi di potere. In un mondo multipolare in crisi, Bannon teorizza da anni che agire come forza distruttrice dell’Impero Americano dall’interno sia l’unico modo per resettare il sistema globale.

Perché Trump attacca il Papa?

All’interno di questo disegno eversivo, l’autorità morale diventa un bersaglio primario. Papa Leo XIV si sta schierando apertamente contro la guerra e a favore della pace, implorando la de-escalation dopo i recenti bombardamenti americani sui siti nucleari iraniani. Un pontefice del genere rischia seriamente di rovinare i piani bellici dell’amministrazione. Attaccarlo con calunnie infondate serve a polarizzare la base conservatrice, delegittimando l’unica figura globale capace di opporre una resistenza etica al conflitto mediorientale.

Il paradosso di Vance e le lezioni di morale

A rendere tutto ancora più grottesco è intervenuto oggi il Vicepresidente JD Vance, il quale ha calcato la mano intimando al Vaticano di “occuparsi solo di questioni morali”. Ma siccome Vance ha l’acume politico di un sasso del monte Rushmore, si è tirato una zappa sui piedi monumentale.

C’è infatti ben poco di morale in Trump e nelle politiche dei suoi scagnozzi. Che un’amministrazione fondata sulla menzogna sistematica, sull’aggressività e sul caos istituzionale pretenda di dare lezioni di etica alla Chiesa è l’ennesima conferma del cortocircuito logico in atto. Non cercano la verità, cercano la sottomissione.

Cui prodest? Il business del caos e l’ombra di Mosca

Ma il letame mediatico serve soprattutto a coprire il profumo dei soldi. Questa guerra in Iran, scatenata su fondamenta di fumo e menzogne, non sta solo destabilizzando la regione, ma sta ponendo le basi per una devastante crisi energetica. I costi logistici e di produzione stanno esplodendo in tutti i settori. Eppure, mentre la gente comune si prepara a pagare il conto, qualcuno sta guadagnando miliardi. È passato quasi inosservato che, l’esatto giorno prima dell’inizio delle ostilità, il figlio del Presidente abbia condotto operazioni finanziarie per milioni di dollari, speculando su un tempismo che definire “fortunato” è un insulto all’intelligenza umana. (Va detto che tale notizia sia stata sottoposta a fact checking e risultata falsa. Fact Checking condotto dai media di “famiglia”)

E il capolavoro tattico si chiude a cerchio guardando a Est. Con i mercati energetici in panico, sta già iniziando a diffondersi, sussurrata dai soliti megafoni, una soluzione “pragmatica”: dobbiamo ricominciare ad acquistare il gas russo per salvare l’economia. Un assist a porta vuota servito su un piatto d’argento a Vladimir Putin, proprio nel momento in cui si trovava con un’economia al collasso. Altro che demenza senile: qui siamo di fronte al più grande insider trading geopolitico della storia.

Il crollo del sovranismo e il risveglio della Maggioranza Silenziosa

Eppure, in fondo a questo buio, c’è una speranza molto concreta: gli “amici” di Trump stanno cadendo uno dopo l’altro. Dagli scossoni politici che hanno portato alla vittoria di Carney in Canada (il suo discorso a Davos entrerà nei libri di storia) alla clamorosa sconfitta in Ungheria di Viktor Orbán dopo 16 anni di potere incontrastato, il sovranismo si sta sgretolando a livello globale.

A infliggere questi colpi è la Maggioranza Silenziosa: tutta quella parte di popolazione non ideologizzata, spesso ignorata dalla politica dei palazzi, ma che rifiuta di spegnere il cervello. Quando la situazione si fa critica e lo schifo della marmaglia trumpiana supera il limite della decenza, questa moltitudine si alza in piedi e si fa sentire attraverso l’unico strumento realmente letale: le elezioni. Le persone dotate di intelligenza e buon senso non restano indifferenti di fronte a chi cerca di incendiare il pianeta.

Oltre il caos, la bellezza

E’ proprio quando il rumore del mondo si fa assordante e cinico, quando l’aria puzza del letame sparso da questi esseri ignobili, che l’atto più rivoluzionario che possiamo compiere è costruire connessioni vere e autentiche. Mentre loro inondano la zona di caos, noi continuiamo a seguire il nostro mantra: “Cerco la bellezza, ovunque. E se non la trovo, la creo”.

p.s.: Donny, hai imposto un blocco navale allo stretto di Hormuz minacciando di affondare tutte le navi che fossero passate per commerciare con l’Iran. Poco fa una delle più grandi petroliere cinesi è sfilata via indisturbata. Attacchi la Cina ora?

p.p.s.: Ma cosa deve fare uno per essere riconosciuto universalmente come un Gran Pezzo Di M***A?

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