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Gli str***i galleggiano sempre. Archimede applicato alla Politica

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Ore 7:01. La moka ha appena tirato fuori l’ultimo fiato rauco, la tazza fuma sul tavolo e la radio comincia a sputare la dose quotidiana di veleno a bassa frequenza. Il Giornale Radio del mattino.

Quindici minuti di puro rumore travestito da dibattito civile.

Voci di chiunque avesse un microfono a tiro: maggioranza, opposizione, centro, nostalgici dell’elmetto, apostoli del compromesso e pasdaran da talk show serale. Una processione di frasi fatte, gettoni di presenza verbale, dichiarazioni plastificate buone per rimediare tre secondi di visibilità su un feed qualsiasi.

E mentre buttavo giù il primo sorso di caffè amaro, l’immagine è arrivata all’improvviso, nitida, chirurgica: una sconfinata pozza d’acqua torbida, immobile, con una distesa infinita di stronzi galleggianti.

Troppo estremo?

No. È semplice fisica dei fluidi. Archimede applicato al Palazzo. E non è semplice satira sulla Politica.

Ci hanno sempre raccontato che a restare a galla sono i migliori, quelli che sanno nuotare controcorrente. Balle. La realtà funziona al contrario. La sostanza ha un peso specifico spietato. Il dubbio pesa. La competenza pesa. La fatica di costruire un pensiero articolato, che rifiuti la sintesi tossica dello slogan da quattordici caratteri, trascina irrimediabilmente verso il fondo.

Per galleggiare imperterriti sul pelo dell’acqua stagnante serve un unico, fondamentale requisito.

Bisogna essere cavi.

Completamente vuoti dentro. Gonfi d’aria, privi di densità morale, impermeabili al senso del ridicolo.Più sei privo di carne e di spessore, più resti a galla. Non affondano mai perché non c’è nulla dentro di loro capace di cedere alla gravità. Hanno trasformato lo spazio pubblico in una vasca torbida: chi prova a portare dignità o competenza finisce sommerso, mentre loro ondeggiano beati nella risacca del prossimo sondaggio e nel cinismo di chi li vota perché non riesce più a immaginare altro.

Poi allunghi la mano e spegni la radio. Resta il silenzio improvviso della cucina.

Ed è lì che il sarcasmo finisce e arriva addosso la stanchezza. Una nausea sottile, viscerale. Perché a cinquant’anni suonati vorresti concederti il lusso di ascoltare qualcuno che parli alla tua intelligenza, non alla pancia del peggior commentatore seriale da baratro digitale. Vorresti riconoscere una voce che sappia di verità, di fatica, di rispetto per il tempo e per le parole.

Invece tocca fare i conti con lo spettacolo deprimente di un potere che non ha vergogna di mostrarsi per ciò che è: materia organica di scarto che scambia il proprio galleggiamento per una vittoria esistenziale.

Galleggiate pure, se vi fa sentire potenti. Convincetevi di dominare le acque solo perché l’aria compressa che avete dentro vi impedisce di colare a picco. Io ho finito il caffè, ho lavato la tazza e ho spalancato la finestra per cambiare l’aria.

Cerco la bellezza, ovunque. E se intorno c’è solo una pozza torbida, chiamo lo spurgo pozzi neri.

Tazza di caffè e radio accesa davanti a una metafora visiva della politica come acqua torbida.

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