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GIU’ LE MANI: LA MIA CANZONE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

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Il 16 settembre per me ha il sapore di un patto sacro.

Diversi anni fa ho legato la mia vita a quella di una donna straordinaria. Una presenza luminosa, uno specchio, un rifugio senza ombre. Se solo provo a immaginare di farle del male deliberatamente, sento un conato allo stomaco. Mi manca l’aria.

Si chiama amore. Ma potrebbe essere anche chiamato più semplicemente: decenza umana.

Invece leggo i giornali, guardo i TG, o sblocco lo schermo e apro il feed delle news. Scorro l’ennesimo bollettino di guerra travestito da cronaca nera. Da Giulia Cecchettin in avanti — come se prima fossimo tutti collettivamente ciechi e sordi — il copione si ripete con la spietata regolarità di un algoritmo guasto. Un maschio che non regge il peso di un rifiuto. Un individuo che scambia una compagna libera per un bene di proprietà da ammortizzare a bilancio. E quando si accorge di non poter dominare quella libertà, distrugge.

Uomini?

No.

Chiamarli “uomini” è un insulto gratuito alla zoologia. Sono nani emotivi. Gusci vuoti divorati da un’insicurezza cronica, capaci di sentirsi forti soltanto calpestando chi hanno accanto. Hanno trasformato la propria fragilità in veleno, scambiando il controllo per virilità e il possesso per affetto.

La musica, per chi la vive fino in fondo, non serve a fare da tappezzeria ai salotti. È carne. Presa di posizione. È sputare fuori il sangue quando le parole educate non bastano più.

Chi segue i miei progetti sa che questo nervo scoperto lo avevo già toccato oltre confine, con gli 80 Hundred Miles nel brano Don’t Touch Her. Gridare quella rabbia in inglese era necessario, ma non è stato sufficiente a chiudere il cerchio. Certe verità pretendono la lingua madre. Pretendono parole che arrivano dritte alla bocca dello stomaco, senza filtri stilistici né sconti.

Copertina di Giù Le Mani, nuova canzone di Ricky Guariento contro la violenza sulle donne, con sua moglie Elisa che scaccia il male.

Oggi esce GIÙ LE MANI.

È nata così: una chitarra acustica che incide il silenzio, un basso profondo che pulsa come un battito cardiaco sotto stress e una voce ferma, di petto, che rifiuta le mezze misure per tracciare una linea di confine invalicabile:

Giù le mani, non toccarla,
lei è fuoco e tempesta.
Non piegarla, non spezzarla,
la sua dignità resta.

La vera forza non stringe i pugni, non impone l’ombra del silenzio e non pretende il controllo assoluto. La vera forza ha il coraggio di guardarsi dentro, riconoscere i propri limiti e fare un passo indietro quando serve.
Chi solleva la mano sopra una donna non sta dimostrando autorità: sta solo urlando al mondo la propria irrimediabile vigliaccheria.

Ai maschietti impauriti che confondono l’affetto con il diritto di possesso do un solo consiglio: fatevi curare.
Alle donne, e agli uomini, che continuano a lottare per la propria voce: il fuoco non si spegne.

Oggi festeggio il mio giorno speciale alzando il volume.

Cerco la bellezza ovunque, a partire dal rispetto per ogni respiro libero. E se non la trovo, la suono.

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