Ipocrisia alla Tedesca (e non solo)

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Se l’ipocrisia fosse inserita ufficialmente tra i peccati capitali, i cancelli del Paradiso rimarrebbero desolatamente chiusi per mancanza di clientela. L’Inferno, al contrario, registrerebbe il tutto esaurito, popolato in gran parte da coloro che passano la vita a erigersi a paladini della morale e della fede. Viene quasi il sospetto che i vizi capitali siano stati bloccati a sette proprio per evitare di scontentare i piani alti della politica e delle istituzioni.

Le cronache recenti ci regalano l’ennesimo capolavoro di equilibrismo teatrale. Jens Spahn, gay e sposato con un uomo, conservatore e capogruppo della CDU tedesca, è stato costretto alle dimissioni. La bufera è scoppiata a causa del ricorso alla maternità surrogata per avere un figlio assieme al marito; una pratica vietata in Germania e che Spahn stesso ha sempre condannato pubblicamente a colpi di slogan conservatori. Il cortocircuito risiede interamente nella distanza siderale tra la sua propaganda e le sue scelte private.

Ma la Germania è una terra generosa in fatto di paradossi. Non lontano da lui troviamo Alice Weidel, co-presidente di AfD, partito ultraconservatore che ha fatto del trittico “Dio, Patria e Famiglia tradizionale” il proprio cavallo di battaglia. La leader ha stabilito la sua residenza in Svizzera insieme alla compagna, originaria dello Sri Lanka, con la quale cresce due figli. Un quadro familiare moderno e transnazionale, perfetto per chiunque, tranne che per la guida di un movimento che fa della chiusura dei confini e del rifiuto della diversità il suo pilastro elettorale.

La separazione tra vita privata e azione politica sarebbe un principio sacrosanto. Diventa un’indecenza quando la sfera pubblica viene usata per negare agli altri gli stessi diritti di cui si gode privatamente, sfruttando la distrazione culturale di una massa sempre più manipolabile.

Il Grande Circo dell’Incoerenza Europea

Questa ginnastica mentale non conosce confini né bandiere politiche. Se allarghiamo lo sguardo al resto d’Europa, il catalogo delle contraddizioni si fa enciclopedico.

Spostandoci in Spagna, incontriamo il premier socialista Pedro Sánchez. Per anni ha costruito la sua narrazione politica sull’etica pubblica, sulla trasparenza e sulla superiorità morale della sinistra rispetto ai presunti comitati d’affari avversari. Tutto questo ha tremato quando la moglie, Begoña Gómez, è finita sotto indagine per corruzione e traffico di influenze illecite. La reazione del premier è stata squisitamente teatrale: cinque giorni di “ritiro spirituale” e sospensione delle attività per riflettere sulle dimissioni, culminati in un ritorno sulle scene in veste di vittima di una presunta macchina del fango giudiziaria. La purezza della legge vale per tutti, tranne quando bussa alla porta di casa.

A Bruxelles, invece, il sipario si è alzato sul Qatargate, travolgendo figure come l’ex eurodeputato Antonio Panzeri ed Eva Kaili. Per anni hanno incarnato la sinistra progressista, specchiata e custode dei diritti umani globali. Le perquisizioni hanno poi rivelato borsoni colmi di banconote contanti, svelando un sistema di favori finanziato da regimi autoritari come Qatar e Marocco. I paladini degli oppressi si sono rivelati lobbisti a tassametro.

Impossibile poi dimenticare l’ungherese József Szájer, fedelissimo di Viktor Orbán e fiero estensore della costituzione che ha blindato il paese contro i diritti LGBT. La sua parabola politica si è conclusa a Bruxelles, sorpreso dalla polizia mentre si calava da una grondaia per sfuggire a un festino privato maschile e clandestino. Un epilogo tragicomico per chi aveva trasformato l’omofobia in legge dello Stato.

Il Sovranismo Domestico all’Italiana

In Italia la gestione del paradosso ha raggiunto vette artistiche. La destra nostrana ha edificato un intero consenso sulla difesa della “famiglia naturale, indissolubile e tradizionale”, erigendo muri contro ogni evoluzione sociale.

I leader che predicano questa rigidità mostrano tuttavia biografie personali estremamente fluide e moderne. Silvio Berlusconi è stato il precursore storico, difensore dei valori cattolici in pubblico e protagonista di una vita privata che ha ridefinito i concetti di divorzio e relazioni. Matteo Salvini, che spesso ha esibito rosari e invocato il cuore immacolato di Maria dai palchi, vanta una storia personale scandita da matrimoni finiti, figli nati da diverse relazioni e nuove convivenze. La stessa Giorgia Meloni, paladina indiscussa della famiglia tradizionale, governa da madre non sposata, avendo affrontato anche una separazione fortemente mediatica dal compagno Andrea Giambruno.

Si tratta di scelte di vita legittime, rispettabili e specchio dei tempi. Diventano cortocircuiti nel momento esatto in cui quegli stessi leader usano il potere legislativo per limitare i diritti e le tutele delle famiglie altrui che non rientrano nel modello ideale.

La Sinistra d’Élite e il Radar Sociale

Dall’altro lato della barricata, lo spettacolo mantiene standard elevatissimi. La sinistra italiana oscilla costantemente tra il massimalismo ideologico e il comfort della propria condizione sociale.

Il caso di Aboubakar Soumahoro resta emblematico. Entrato in Parlamento con gli stivali infangati, simbolo della lotta contro il caporalato e lo sfruttamento dei braccianti agricoli, ha visto la sua credibilità sbriciolarsi davanti alle indagini sulle cooperative gestite dalla moglie e dalla suocera. Mentre lui invocava i diritti degli ultimi, i lavoratori della sua cerchia familiare denunciavano stipendi non pagati e condizioni degradanti, il tutto mentre la consorte esibiva sui social un guardaroba di lusso estremo.

Non meno singolare è la parabola di Elly Schlein. La segretaria del Partito Democratico ha promesso di riportare la sinistra tra gli operai e nelle periferie dimenticate. Ha poi scelto le pagine patinate di Vogue per rivelare al mondo di avvalersi di una consulente di immagine esperta in armocromia, pagata fino a trecento euro l’ora per scegliere i colori giusti dei suoi cappotti. Un dettaglio che racconta perfettamente una sinistra che ha sostituito l’analisi della povertà con la cura della sfumatura cromatica, parlando ai lavoratori dai salotti del centro storico.

L’arte manipolatoria della politica ha raggiunto livelli di assoluta eccellenza. Si vendono al pubblico dogmi rigidi per incassare voti, mentre nel privato si scelgono le sfumature e la massima libertà personale. La coerenza è diventata un lusso per pochi, o forse un fastidio da eliminare per non disturbare l’algoritmo del consenso.

Una miniatura miniata medievale dell'Inferno di Dante (Canto XXIII) che mostra gli ipocriti che camminano con pesanti cappe dorate fuori ma di piombo dentro. Al centro, Dante e Virgilio osservano. A sinistra, Caiafa crocifisso a terra.
Una raffigurazione miniata del Canto XXIII dell’Inferno: gli ipocriti e le loro cappe di piombo, metafora eterna dell’ipocrisia politica.

Guardo questa miniatura del girone degli ipocriti e non posso fare a meno di pensare che Dante, sette secoli fa, avesse già capito tutto. Le cappe dorate fuori e di piombo dentro non sono forse gli stessi slogan scintillanti che oggi nascondono il peso dell’incoerenza quotidiana? Forse, più che in paradiso, questi politici si sentirebbero a casa propria in questa bolgia, tra cappe dorate e grondaie da cui calarsi.

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