Drone militare con interfaccia HUD stile videogioco che sorvola un centro abitato, simbolo del sistema ePoints ucraino
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Come l’Ucraina ha hackerato la guerra (e potrebbe vincere ai punti)

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Vi ricordate la guerra tra Russia e Ucraina? Sì, quella breve “operazione speciale” che dura da più di quattro anni e ha causato centinaia di migliaia di vittime (soprattutto tra i russi), milioni di sfollati e un effetto collaterale che nessun analista geopolitico aveva calcolato: centinaia di matrimoni europei finiti in tribunale. Perché tra i milioni di sfollati — oltre 4,4 milioni solo nell’Unione Europea, quasi la metà donne adulte — sono arrivate anche moltissime ragazze ucraine, notoriamente meno abituate al freddo emotivo scandinavo o alla pigrizia sentimentale mediterranea, e decisamente più inclini a curare se stesse e la relazione col partner. Il risultato è che qualche marito europeo ha riscoperto cosa significhi essere corteggiato, e qualche moglie europea ha riscoperto l’avvocato divorzista.

Bene, da qualche mese abbiamo l’ennesima prova che quando Washington si toglie dagli aiuti e dalle balle, le cose vanno decisamente meglio. La scarsità aguzza l’ingegno. Tagliati i rubinetti tradizionali, l’Ucraina ha smesso di aspettare i miracoli della diplomazia e ha fatto l’unica cosa logica nell’era digitale: ha formattato il sistema.

Fuori i generali, dentro gli sviluppatori

Fuori i vecchi generali sessantenni. Archiviati i manuali sovietici studiati nelle accademie polverose. Al loro posto, sulla sedia del Ministro della Difesa, siede da gennaio 2026 un trentacinquenne con la felpa: Mykhailo Fedorov. Uno che il servizio militare non sa nemmeno cosa sia, un civile, un eretico per la vecchia guardia, promosso da Zelensky direttamente dal Ministero della Trasformazione Digitale che dirigeva da quando era poco più che un neolaureato.

Dietro di lui si muove un manipolo di trentenni con le occhiaie da monitor e la sedia da gaming, gli stessi che fino a ieri sviluppavano app di delivery o codice per startup. Oggi, secondo diversi ufficiali NATO, guidano quello che viene considerato “il più forte e innovativo esercito europeo”. La Russia bombarda con la forza bruta del Novecento; l’Ucraina risponde con righe di codice, droni commerciali e frequenze di disturbo hackerate in un garage. È la rivincita dei nerd sui bulli di periferia. E la cosa agghiacciante è che funziona.

Il videogioco che ordina i droni


La realtà ha superato il cinismo, e stavolta ha pure un nome ufficiale: si chiama Army of Drones: Bonus, conosciuto anche come sistema ePoints. Esiste un portale interno, il Brave1 Market, che funziona esattamente come un marketplace multiplayer: carichi il video del tuo drone che colpisce un mezzo blindato russo attraverso il sistema DELTA, i tecnici lo validano e ti assegnano punti.

La griglia punteggi è quasi comica nella sua contabilità da survival horror: dodici punti per un soldato russo eliminato, quaranta per un carro armato distrutto, venticinque per un operatore di droni specialista neutralizzato, addirittura centoventi punti per un prigioniero catturato vivo — dieci volte di più rispetto a ucciderlo. Accumuli abbastanza score e sblocchi l’upgrade: visori termici migliori, batterie a lunga durata, eliche stampate in 3D, ordinabili in un catalogo di oltre quattrocento prodotti bellici made in Ukraine.

I numeri, per chi ama le classifiche più delle vite umane, sono da capogiro: oltre cinquecentomila droni e sistemi vari ordinati tramite il marketplace da più di quattrocento unità di combattimento, per un controvalore che supera i quattordici miliardi di grivnie. Più distruggi, più giochi. Più giochi, più ricevi materiale per distruggere meglio. La morte è diventata un matchmaking di Call of Duty, con tanto di loot box reali. Disumano? I critici lo dicono apertamente, parlando di un processo che rischia di deumanizzare il conflitto trasformandolo in un grinding da MMO. Terribilmente efficace? Assolutamente sì.

La burocrazia che uccide (i russi)


Dall’altra parte del fronte, tutto questo resta pura fantascienza. A Mosca un cambio di paradigma del genere è strutturalmente impossibile: i generali russi mantengono la poltrona finché l’età non li trasforma in statue di cera, o finché non cadono accidentalmente da una finestra. Sono ancorati a una gerarchia che richiede tre timbri in carta chimica anche solo per cambiare l’angolo di un mortaio.

Ironia della sorte: perfino la propaganda russa, tramite RIA Novosti, ha dovuto raccontare il sistema ucraino come una minaccia da studiare, ammettendo di fatto che funziona meglio della loro filiera di comando. Ora qualunque scenario è aperto. La flessibilità algoritmica ha fatto scacco matto alla burocrazia del terrore. Resta solo da capire se questo futuro fatto di droni e punti esperienza ci renderà liberi o definitivamente cinici. Nel dubbio, salvate la partita.

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