Ma è poi vero che quel treno passa una volta sola?

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Ho detto al treno che passa una sola volta nella vita “No grazie! Ho scarpe comode e gambe buone. Vado a piedi.”

Poi l’ho detto anche al secondo, al terzo, al quarto…

E l’ho pure ripetuto al primo quando è ripassato.

Ecco, me lo sono chiesto anch’io. È poi vero? O è una di quelle frasi che si ripetono da così tanto tempo che nessuno si è più fermato a verificarle?

Il treno che “passa una volta sola”

Qualcuno, a un certo punto della storia, ha deciso che questa frase fosse una verità universale. Un imperativo. Quasi un obbligo morale.

Sali. Adesso. O ti penti.

Peccato che nessuno ti dica dove va, quel treno. La destinazione è scritta in piccolo, in caratteri che non riesci a leggere dal marciapiede, e il capotreno ha sempre una fretta sospetta. L’urgenza, si sa, è la migliore amica delle decisioni che non avresti mai preso con calma.

Cosa significa davvero “il treno passa una volta sola”? Significa che qualcuno vuole che tu smetta di fare domande e ti muova. Subito. Senza pensarci troppo.

Io invece ci penso. È un difetto, dicono. Vabbè.

Una volta sul treno, il treno decide per te

Il punto che nessuno ama sentirsi dire è questo: salire non è libertà. È delegare.

Deleghi l’orario, il percorso, le fermate. E i compagni di viaggio — questi non li scegli proprio. Magari trovi posto vicino a uno che puzza o scorreggia e non puoi farci niente. Sei lì, incastrato tra il finestrino e la sua esistenza olfattiva, a guardare scorrere un paesaggio che non hai scelto, verso una destinazione che sembrava brillante dal marciapiede e adesso, non lo sai, forse lo è ancora, forse no.

E se qualcosa va storto? Aspetti la prossima fermata. Ammesso che ci sia.

Camminare

Io nel frattempo cammino.

Respiro aria vera — non quella condizionata e un po’ stantia del vagone. Cambio strada quando mi pare. Torno indietro senza chiedere permesso. Mi fermo davanti a qualcosa che mi incuriosisce, anche se non era nel programma, anche se non porta da nessuna parte di utile.

A volte incontro gente. Gente che cammina anche lei, con le sue scarpe, verso le sue direzioni. E ogni tanto si cammina un pezzo insieme, senza biglietti, senza orari.

Non ho fretta. Non ho una destinazione da raggiungere entro la fermata successiva.

Sarà che sono fatto così. Sarà che la lentezza, alla fine, non è pigrizia — è il lusso di accorgersi di dove sei mentre ci sei.

Quindi

Qualche treno, nella vita, vale davvero la pena di prenderlo. Chiudere gli occhi e lasciarsi andare.

Ma bisogna essere nello stato d’animo giusto, e con le persone giuste, perché altrimenti il viaggio diventa un incubo.

E voglio sedermi dove mi pare!

E se il tipo accanto puzza, voglio almeno potermi alzare.

Hai mai rimpianto un treno che non hai preso? O hai scoperto che la strada era già la destinazione?

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