La Dieta dello Spritz: l’illusione liquida di un pranzo vuoto.
Ci sono momenti in cui la vita ti mette davanti a dei bivi esistenziali. Di solito succedono nei posti più impensabili, tipo l’ufficio acquisti di un cliente, davanti a una ragazza sulla trentina che indossa l’ultimo grido della moda (probabilmente pagato a rate con uno stipendio da mille e duecento euro al mese) e si muove con quell’aria da influencer navigata che sussurra al mondo: “Io sono io, e voi non siete un bel niente”.
A cinquantadue anni, ammettiamolo, queste recite fanno sorridere. Non provo fastidio, solo una profonda, serafica stanchezza. Ma il capolavoro si compie al momento dei saluti.
Ore 12:15. Mi congedo con la massima professionalità e, da persona educata, le auguro un buon pranzo. Lei mi guarda, fa un mezzo sorriso di sufficienza e, con un tono fiero che si riserva di solito alla scoperta della fusione fredda, mi lancia la sua verità:
“Oh, grazie! Ma io a pranzo mi concedo solo uno o due spritz. Al massimo qualche patatina, e via!”
In quel preciso istante, nella mia testa, è partita una rissa da saloon. Il mio emisfero sinistro urlava: “Ma sei scema?!”. Il mio emisfero destro, quello commerciale e razionale, ha preso il comando dei muscoli facciali blindando la provvigione. Mi sono limitato a un pacifico, quasi zen: “Ah… interessante…” e ho guadagnato l’uscita.
Ma visto che sul blog siamo liberi, usciamo dai panni del venditore diplomatico ed entriamo in quelli del realista. Cara la mia cultrice del lifestyle liquido, parliamone. Parliamo di cosa succede esattamente al tuo corpo quando decidi che il pranzo ideale è composto da alcol, coloranti e cloruro di sodio.
Primo Atto: L’Attacco Acido (Ore 12:45)
Il tuo stomaco, a mezzogiorno, si aspetta dei nutrienti. Riceve invece una miscela esplosiva di Prosecco (bollicine e acidità), Bitter (zuccheri e alcol) e un’oliva solitaria che galleggia come un naufrago sul Titanic. I succhi gastrici, che si erano preparati a digerire qualcosa di serio, si trovano davanti un deserto chimico. Risultato? Una simpatica erosione delle pareti dello stomaco. L’acidità sale, ma tu non ci pensi, perché sei troppo impegnata a fare la storia su Instagram con il filtro “Warm Vintage” e il bicchiere in primo piano.
Secondo Atto: Le Montagne Russe dell’Insulina (Ore 13:30)
Lo spritz è una bomba di zuccheri semplici. Il tuo pancreas, preso dal panico, spara nello screening sanguigno una quantità industriale di insulina per abbassare la glicemia. Per quindici minuti ti senti un leone, l’energia sale, ti senti quasi pronta per conquistare Milano Uno, Due e Tre. Poi, il crollo. La glicemia precipita sotto i piedi. Subentra quella tipica sonnolenza da coma chimico, mascherata dal leggero stordimento dell’alcol. E le patatine? Complimenti, hai appena fatto il pieno di grassi saturi e sale, l’ideale per la ritenzione idrica che combatti con le creme da ottanta euro.
Terzo Atto: Il Pomeriggio del Sopravvissuto (Ore 15:00)
Sei tornata alla scrivania. Devi inserire codici d’ordine, controllare fatture, rispondere alle email dei fornitori. Ma il tuo fegato sta lavorando come una turbina per smaltire l’alcol a digiuno, drenando ogni singola risorsa energetica del tuo cervello. La nebbia cognitiva avanza. Guardi lo schermo con l’espressività di un bradipo ipnotizzato, trascinandoti fino alle sei di sera solo grazie a un terzo caffè (che darà il colpo di grazia finale al tuo stomaco già devastato).

La dittatura dell’apparenza
La verità è che dietro la “dieta dello spritz” non c’è una ricerca di benessere, ma la totale schiavitù verso un’estetica dell’apparire. È l’idea che un bicchiere colorato faccia più “status” di un piatto di pasta al pomodoro consumato al tavolo di una trattoria. Preferiamo mostrare un riflesso brillante, anche se dentro siamo vuoti e affamati.
Ci muoviamo in un mondo che spende cifre folli per borse firmate e poi risparmia sul carburante che manda avanti la macchina più preziosa che abbiamo: noi stessi.
Io, nel dubbio, stasera mi metto ai fornelli. Un buon bicchiere di vino rosso (quello vero, non quello da apericena chimico), due braciole cucinate con cura e il silenzio. La bellezza, quella vera, non ha bisogno di fare rumore con un cubetto di ghiaccio dentro un calice di plastica.
Creativo digitale, musicista e narratore. Esploro le intersezioni tra umanità e tecnologia, raccontando storie di AI, musica e vita vissuta. Benvenuti nel mio disordine organizzato.”
