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Questione di Melatonina, Vitamina D e Purezza Ariana

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C’è una categoria di persone che nutre un’adorazione quasi mistica per la purezza della stirpe. Li riconoscete subito: mento sollevato, orgoglio epidermico esibito come una medaglia al valore civile, la costante preoccupazione per la salvaguardia dei sacri confini ancestrali e quella nostalgia viscerale per mitologiche radici immacolate.

A me, di fronte a certe litanie, viene sempre un sorriso sottile. Un sorriso compassionevole, di quelli che riserveresti a qualcuno convinto che il motore dell’automobile funzioni grazie al galoppo di un criceto magico nascosto nel cofano.

Perché la biologia possiede uno spiccato senso dell’umorismo. E quando decide di spiegare come stanno le cose, lo fa con la precisione chirurgica di un amplificatore valvolare che smaschera ogni singola stecca del chitarrista.

Fino all’Altro Ieri, Eravamo Tutti Neri

Facciamo un salto indietro nel tempo. Niente ere geologiche remote, niente dinosauri o trilobiti: parliamo di una decina di migliaia di anni fa. Dal punto di vista dell’evoluzione, si tratta praticamente meno di un minuto fa.

Gli studi più recenti, compresi quelli condotti dai genetisti dell’Università di Ferrara, hanno inchiodato la cronologia con un’esattezza disarmante: la mutazione genetica responsabile della pelle bianca è comparsa in Eurasia al massimo tra i 10.000 e i 9.000 anni fa.

Prima di quella data, la totalità degli abitanti di questo pianeta era di carnagione scura. Tutti quanti, senza alcuna eccezione, inclusi i primissimi antenati europei. I fieri cacciatori che calcavano le terre del nostro continente erano migranti con la pelle scura come l’ebano e, particolarità affascinante confermata dallo studio del DNA dei fossili, spesso sfoggiavano occhi azzurrissimi.

Immaginate lo sconcerto di chi ha fondato la propria identità sull’idea del biondo platino diafano delle origini nello scoprire che l’albero genealogico di famiglia, appena scrostata la superficie, profuma d’Africa e cieli mediterranei.

Il Dramma del Sole Pallido e la Vitamina D

A questo punto sorge spontanea la domanda: perché a un certo punto ci siamo scoloriti? Per qualche disegno aristocratico della provvidenza? Per un salto quantico verso una presunta perfezione anatomica?

La risposta è disarmante nella sua banalità: per non ammalarci di rachitismo.

Spostandosi a latitudini più settentrionali, verso il freddo e le nebbie dell’Eurasia e dell’Artico, i raggi solari si facevano deboli e rari. Il sole, com’è noto a chiunque non viva dentro una caverna digitale, è il catalizzatore fondamentale per attivare la vitamina D, la quale governa la calcificazione delle nostre ossa. La pelle scura, progettata magnificamente per fare da scudo termico e difendere dai tumori nelle zone equatoriali, al nord filtrava troppa luce. Lo scheletro rischiava di cedere, le gambe si incurvavano, la sopravvivenza della specie traballava.

L’evoluzione ha fatto quello che sa fare meglio: un compromesso meccanico. Ha combinato una ventina di mutazioni genetiche per togliere melanina e consentire a quel poco sole disponibile di penetrare nei tessuti.

La pelle chiara è un cerotto biochimico, un banale adattamento per sopperire alla mancanza di sole.

E se ancora qualcuno pensa che la latitudine determini una gerarchia genetica immutabile, basterebbe dare uno sguardo agli Inuit. Vivono a ridosso del Polo Nord, eppure conservano una magnifica tonalità olivastra e scura. Il segreto? Mangiano da millenni pesce crudo, che trabocca di vitamina D naturale. Madre Natura non ha avuto alcun bisogno di sbiancarli.

Illustrazione concettuale sull'evoluzione della pigmentazione della pelle umana e la genetica contro il mito della purezza ariana.

Quell’85% che Ci Rende Unici (e Liberi)

Il vero capolavoro della genetica, però, arriva quando si osserva la struttura profonda del nostro DNA.

Se analizziamo la diversità biologica umana, scopriamo che l’85% della variabilità genetica è puramente individuale. Appartiene a te, alla tua combinazione irripetibile, al tuo modo singolare di abitare il mondo. Soltanto un misero 15% è correlabile, a grandi linee, all’area geografica in cui sei nato o cresciuto.

Significa che tra due vicini di casa nati nello stesso condominio di Bergamo può esserci una distanza genetica enormemente più ampia rispetto a quella che separa uno di loro da un pastore delle steppe mongole o da un musicista senegalese. Le presunte barriere di sangue sono etichette inventate da menti pigre che hanno bisogno di semplificare la realtà per non esserne terrorizzate.

La genetica contemporanea non si limita a smentire il razzismo: lo rende scientificamente ridicolo. Mostra come il concetto di razza biologica sia un’allucinazione ottica priva di riscontro nei laboratori.

Restano i fatti, limpidi e documentati. E resta la sublime ironia di chi si ostina a sventolare la purezza della stirpe ariana, ignorando che quel pallore di cui va tanto fiero non è altro che il promemoria di un lontano deficit vitaminico ereditato dai suoi avi.

Cerco la bellezza, ovunque. E se non la trovo, sorrido all’ironia dell’evoluzione.

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