Appunti di sabbia, pini e gratitudine

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Una piccola vacanza a Casa Marina di Caorle

Ci sono sere in cui ti ritrovi con una tazzina di caffè tra le mani, seduto su una panca di legno scuro all’ombra dei pini marittimi, e ti accorgi che il brusio del mondo si è improvvisamente placato. L’aria profuma di resina calda e di salsedine. A pochi metri di distanza, la spiaggia di Levante di Caorle scivola verso l’acqua mentre la luce del tramonto imbratta il cielo di rosa e di cobalto.

Siamo stati qui la settimana scorsa, mia moglie ed io. Nessuna stella appuntata sul petto, nessuna finitura d’ottone o profumo sintetico nei corridoi. Casa Marina “Bruno e Paola Mari” ha stanze semplici, luminose, colorate e d’un ordine limpido che trasmette immediatamente un profondo senso di casa. Ogni cosa è al suo posto, essenziale, pulita, con il rispetto riservato agli ospiti cari.

I sorrisi giovani che fanno respirare l’anima

A colpirmi dritto al cuore, però, sono stati gli sguardi. I ragazzi al bar, le giovani mani in cucina, i volti freschi dei ventenni che portano i piatti in tavola. In un periodo in cui ci ripetiamo continuamente che i giovani hanno perso il senso dell’impegno, vederli muoversi tra i tavoli con un sorriso sincero fa respirare l’anima. Lavorano d’estate con una grazia antica, guidati con pazienza da chi ha i capelli bianchi e il mestiere nelle ossa. C’è una cura rara nel modo in cui ti ascoltano, nel modo in cui risolvono il piccolo contrattempo con la leggerezza di chi ama ciò che sta facendo.

Sotto l’ombra dei pini marittimi a Casa Marina

Sotto la pineta, dopo pranzo e dopo cena, accade la vita reale. Sulle panche si incrociano storie diverse: coppie giovani o famiglie con bambini, anziani che cercano il fresco, ragazzi in sedia a rotelle affiancati da educatori incredibili. C’è un’integrazione naturale, quotidiana, priva di retorica o di affettato pietismo. Ognuno ha il suo spazio, la sua dignità, il suo pezzo di ombra sotto le fronde.

La storia di Casa Marina a Caorle: dal 1947 a Papa Luciani

Sbirciando nei fogli della storia di questa struttura, ho scoperto un filo rosso meraviglioso. Tutto comincia nel 1947, quando l’Opera Diocesana Assistenza di Vittorio Veneto allestì qui una colonia per offrire il mare e la salute ai bambini delle vallate trevisane e bellunesi. Il nome “Bruno e Paola Mari” è il regalo d’amore di due genitori devastati dal dolore per la perdita prematura dei loro giovani figli; una tragedia trasformata in un gesto di luce capace di dare rifugio a migliaia di anime.

Mi ha emozionato sapere che nel 1964 fu Albino Luciani, il futuro Papa Giovanni Paolo I, a consacrare la piccola cappella interna. E poi la svolta negli anni ’80, grazie alla visione testarda di monsignor Bruno Pizzato e del direttore Piero Pini, che rifiutarono l’idea di veder morire le vecchie colonie. Hanno spalancato le porte all’accessibilità vera: passerelle sulla sabbia, stanze modellate sulle esigenze di chi non può camminare, sedie speciali per permettere a tutti di sentire il contatto con l’acqua del mare. Oltre ottomila persone passano da qui ogni estate. E chi è più fortunato contribuisce ad aiutare chi lo è stato meno, permettendo anche alle loro famiglie di godersi una vacanza.

Cosa resta dopo aver toccato con mano l’essenziale

Anche la tavola racconta questa filosofia: cibo schietto, cucinato con la semplicità delle cose buone, variegato, preparato con l’onestà di chi vuole nutrirti bene.

Sono tornato a casa con la sensazione preziosa di aver toccato con mano una bellezza viscerale. Quella vera, che non ha bisogno di strilli o di artifici, ma vive nella gentilezza di una ragazza del bar, nell’odore dei pini dopo un pomeriggio di sole e nella certezza che prendersi cura degli altri è ancora l’atto più rivoluzionario che ci sia rimasto.

La spiaggia e i pini marittimi del giardino di Casa Marina a Caorle dal mare

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