Foto degli YES in uno studio di posa per la presentazione del loro ultimo singolo AURORA

Aurora e i 58 anni d’amore degli Yes

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C’è sempre qualcosa di mistico, quasi di religioso, quando una band che ha fatto la storia del prog-rock esce con un lavoro inedito. Parliamo degli Yes, quelli che hanno plasmato intere generazioni di musicisti. Anche se non bazzicate il genere, chi non ha mai canticchiato o semplicemente mosso la testa sul riff iniziale di Owner Of A Lonely Heart?

Eppure, se una band del genere è stata uno dei cardini della tua formazione musicale, il momento dell’ascolto porta con sé un brivido di paura: e se questa volta restassi deluso? Premi play e vivi quegli attimi in sospensione. È un misto di emozione, curiosità viscerale e timore di veder scalfito un mito.

Ma con il nuovo singolo Aurora, bastano i primissimi secondi per… sentirti a casa. Perché la vera magia degli Yes oggi è quella di essere riusciti a fare qualcosa di completamente diverso rimanendo fedeli a se stessi.

Cos’è “Aurora”, l’atto di ribellione in 7 minuti

Aurora è la title track e il primo singolo estratto dal ventiquattresimo album in studio degli Yes, la cui uscita mondiale è fissata per il 12 giugno 2026 sotto etichetta InsideOutMusic/Sony Music. Non stiamo parlando di una minestra riscaldata o di melodie che si ripetono stancamente. In questo brano si ritrova intatta la genialità, la voglia di sperimentare e quel mix irripetibile di elementi complessi che miracolosamente stanno benissimo assieme.

Ecco perché questo ritorno è così significativo:

  • Una ribellione contro il tempoAurora dura esattamente 7 minuti e 27 secondi. In un’epoca dominata da “shorts”, reel di TikTok e canzoni usa e getta create per mantenere alta l’attenzione per pochi istanti, questa è una dichiarazione di intenti. È la pretesa di un ascolto attento.
  • Una formazione solida: La line-up attuale vede l’inossidabile Steve Howe accompagnato da Geoff Downes, Jon Davison, Billy Sherwood e Jay Schellen.
  • L’estetica immortale: A completare l’opera, le edizioni fisiche dell’album vantano il ritorno alle matite del leggendario illustratore Roger Dean, affiancato da Freyja Dean, a garanzia di un’esperienza visiva maestosa e surreale.
  • Il significato del titolo: Chiamare un album Aurora dopo quasi sei decenni di carriera è una scelta poetica e potentissima. L’aurora è l’inizio, il risveglio della luce. È come se la band ci stesse gridando in faccia: non siamo al tramonto, siamo solo a un nuovo inizio.

L’Anatomia di un Brivido: Dentro la Struttura di “Aurora”

Ma cosa succede esattamente nei quasi sette minuti e mezzo di questo viaggio sonoro? La struttura del brano non si accontenta della banale forma canzone a cui la radio moderna ci ha abituati. È un’architettura complessa, eppure stranamente fluida.

  • L’incipit orchestrale: L’apertura del brano è impreziosita dal contributo della Czech National Symphony Orchestra. È un inizio trionfale, dal respiro marcatamente cinematografico, che ti ricorda immediatamente di essere al cospetto dei maestri del prog.
  • Il motore ritmico pulsante: Superata l’apertura, il pezzo prende quota spinto da un basso elettrico prepotente e trascinante. Billy Sherwood guida il brano con linee di basso prominenti, donando ad Aurora un groove vitale.
  • Gli intrecci e l’inconfondibile tocco di Howe: Lo sviluppo centrale vive di dinamica e crescendo. La chitarra di Steve Howe tesse riff decisi e si ritaglia spazi per assoli luminosi ed eleganti. L’interplay tra le chitarre e i tappeti di tastiere di Geoff Downes crea un abbraccio sonoro dove tecnica ed emozione danzano insieme.
  • Armonie vocali verso la luce: Jon Davison, supportato dallo stesso Howe, costruisce linee vocali che sanno di spazi vasti e aperti. Le armonie non sono mai banali e incarnano alla perfezione il concept del titolo: una luce che sorge ed emerge, chiara e trionfante.

Tra Karma e Risveglio: Il Significato del Testo

Se la musica costruisce un’architettura maestosa, le parole dipingono un affresco interiore. Quando la band ha iniziato a comporre le prime bozze, la parola Aurora è risuonata immediatamente in Steve Howe, dettando il tono tematico e visivo dell’intero progetto. Non si tratta di una semplice alba atmosferica, bensì di un profondo risveglio spirituale.

Il brano tocca le corde della nostra vulnerabilità, descrivendo l’umanità come bambole di carta dai contorni fragili che si sfilacciano (“fragile edges fray”). È una presa di coscienza di otto miliardi di vite legate a doppio filo da un inesorabile flusso e riflusso karmico (“karmic ebb and flow”). Il cuore emotivo del pezzo è il desiderio viscerale di oltrepassare i propri limiti (“Escape to the other side”) alla ricerca della libertà interiore (“Everything to be free inside”). Nel climax, l’Aurora diventa una luce astrale e purificatrice le cui fiamme bruciano attraverso i labirinti oscuri della mente (“burning through the maze in my mind”) per riportare l’equilibrio.

L’amore incondizionato per la bellezza

Dopo 58 anni di carriera e conti in banca che permetterebbero a chiunque di godersi la pensione su un’isola privata, rimettersi in gioco in questo modo significa solo una cosa: amore totale e incondizionato per la musica e voglia di condividere bellezza.

In fondo, è il manifesto di ciò che cerchiamo di fare ogni giorno qui sul blog: cercare la bellezza, ovunque. E se non la troviamo, la creiamo. Gli Yes non avevano bisogno di dimostrare più nulla a nessuno, eppure hanno deciso di regalarci un’altra alba. E noi non possiamo fare altro che alzare il volume, chiudere gli occhi e goderci i primi raggi di sole.

Hai già i brividi? Aggiungi Aurora alla tua playlist su Spotify e continua a cercare la bellezza.

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