IPhone Duo a € 3869: ecco le alternative più valide.

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Un Samsung? Un Huawei? Un chinaphone sconosciuto?
No no, miei cari.
Chi mi conosce sa che il mio cuore digitale è a forma di mela da quasi 30 anni, molto prima che diventasse una “moda”. Quindi molti mi hanno chiesto: “TE LO PRENDI?”.
Ora… ok che sono sempre stato convinto che la qualità, l’efficienza, l’usabilità e quant’altro hanno un costo, e non ho mai preteso di pagare poco per qualcosa che vale. Ma qui sforiamo un po’ troppo il concetto di rapporto valore / prezzo! Quindi, considerando che per almeno paio d’anni non sarà possibile trovare un iPhone Duo usato in buone condizioni ad un prezzo umano, bisogna cercare delle alternative.
Le alternative che vi propongo oggi sono sì Duo, ma… le due sono le ruote! E probabilmente vi avanza pure qualcosa per prendere comunque un bel telefono! Mettiamoci comodi per un istante e guardiamo in faccia la realtà senza gli occhiali rosa del marketing di Cupertino.

3.869 euro.

Ripetetelo a voce alta: tre-mila-otto-cento-sessanta-nove euro per una tavoletta di silicio rivestita di vetro, certo pieghevole, imbottita di algoritmi progettati al solo scopo di sequestrare la nostra attenzione e, si spera, proteggere i dati. Che poi noi autorizziamo a sputtanare senza vergogna. Ok, è la versione più potente e con 2TB di memoria. Ma vi ricordo sempre che il computer dell’Apollo 11 aveva 2Kb di RAM e 36Kb di ROM…

Tra ventiquattro mesi quel prodigio dell’ingegneria tascabile avrà perso oltre la metà del suo valore commerciale. La batteria implorerà pietà, il sistema operativo riceverà l’aggiornamento di rito che en castrerà le prestazioni per preservare l’autonomia e il gioiello da quasi quattromila dindi scivolerà mestamente nella categoria dei rottami digitali: consumo puro, logorato dall’obsolescenza a causa di nuovi “wonderful best ever iPhone”.

Ora facciamo un esperimento mentale eretico: convertiamo quel budget in materia vera. Metallo, pistoni, bulloni e asfalto.

In cima a tutto: la regina del mio ritorno in sella

In vetta a qualsiasi graduatoria metto lei, senza esitazioni. Parlo della complice che ha firmato il mio ritorno in moto dopo anni di astinenza: la Honda Rebel 500 (annata 2017).

Foto di motocicletta Honda Rebel 500 del 2017

Oggi sul mercato dell’usato si scova facilmente sotto la fatidica soglia dei 4.000 euro. È una creatura compatta, agile, con quella silhouette bobber sfacciatamente sexy che cattura gli sguardi a ogni semaforo. Ha il pregio raro di unire presenza scenica e sobrietà: si accontenta di circa 3 litri di benzina per fare 100 chilometri. Salire su quel sellino significa riscattare all’istante il tempo perduto, riscoprendo il senso di libertà che nessun display potrà mai simulare.

Il nuovo di pacca: l’inno all’efficienza

Rimanendo rigorosamente al di sotto del listino dell’iPhone Duo, il mercato dei concessionari offre mezzi a zero chilometri con tanto di garanzia della casa e consumi irrisori.

  • Benelli Imperiale 400 (€ 3.990 f.c.): un monocilindrico a corsa lunga da 374 cc che rifiuta la frenesia moderna. Scarica 29 Nm di coppia a soli 4.500 giri, ha la sella bassa e vibrazioni sane. La classica passeggiata domenicale trasformata in metallo.
  • Keeway RKF 125 o Benelli BN 125 (€ 2.690 f.c.): perfette per chi ha solo la patente B. Lasciano in tasca esattamente 1.179 euro di resto rispetto al telefono. Ci si comprano casco, giacca tecnica in pelle e rimane budget per uno smartphone medio gamma che telefona, fotografa e naviga alla perfezione.
  • Honda CB125F (€ 2.990 f.c.): capolavoro di ingegneria pragmatica. Consumo medio dichiarato di 1,5 litri per 100 chilometri. Con il pieno da 11 litri supera i 700 chilometri di autonomia: dieci euro nel serbatoio e ci si dimentica della colonnina del benzinaio per un mese.

L’usato pluricilindrico: il regno dei cavalli veri

Nel mercato secondario, con cifre comprese tra i 2.500 e i 3.800 euro, il paragone con il silicio diventa crudele. Si entra nel regno di motociclette che hanno già esaurito la parabola di svalutazione e galleggiano sul loro floor value, un valore stabile destinato a durare.

  • Ducati Monster 696 (€ 3.300 – € 3.900): pinze radiali Brembo, telaio a traliccio e l’inconfondibile voce del bicilindrico Desmodue da 80 cavalli.
  • Honda Hornet 600 e Yamaha FZ6 (€ 2.200 – € 3.800): la precisione dei quattro cilindri giapponesi capaci di sfiorare i 100 cavalli, pronti ad allungare fluidi fino a 12.000 giri.
  • Kawasaki Z750 (€ 2.800 – € 3.800): una naked muscolare da 106 cavalli da contrapporre a un processore tascabile che scalda le dita mentre montate un reel per tre follower distratti.
  • Suzuki V-Strom 650 (€ 2.500 – € 3.700): bicilindrico a V indistruttibile, ciclistica comoda e vocazione da grande viaggiatrice, pronta a macinare centomila chilometri senza fiatare.

Tra tre anni quel telefono varrà forse il prezzo di una cena fuori. Una Hornet o una Rebel ben tenute si rivendono quasi alla stessa identica cifra spesa per acquistarle.

Ferro contro silicio

La differenza profonda risiede nell’esperienza vissuta.
Uno smartphone da quattromila euro invita all’immobilità: testa china, dita incollate al vetro, byte da consumare in serie.
La motocicletta pretende presenza fisica, respiro, attenzione viva. Regala l’aria fresca che filtra dalla visiera, il calore del motore che sale dalle pedane, il profumo della pioggia sull’asfalto che ricorda la bellezza dell’essere vivi.

Resta una decisione da prendere: passare il prossimo biennio a lucidare uno schermo pieghevole con il terrore che scivoli sulle piastrelle, oppure girare una chiave d’accensione, innestare la marcia e accorgersi che il mondo reale vanta una risoluzione imbattibile.

Cerco la bellezza ovunque. E se non la trovo nei paraggi, metto in moto e vado a prendermela qualche curva più in là. Magari un iPhone usato.

iPhone Duo e Honda Rebel sul piatto della bilancia come alternative.

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