L’arte di farsi lasciare: quando il vero problema sei tu (e va bene così)

È la scena madre di ogni post-rottura che si rispetti.
Tu, l’amica (o l’amico) di turno, gossippando in ufficio, o al bar con due birre e quella domanda che aleggia nell’aria come una minaccia silenziosa: “Allora… come mai è finita?”

Di solito, a quel punto scatta il copione. Parte la narrazione dell’Eroe Ferito. Lui era distante. Lei era pazza. Lui non mi capiva. Lei voleva cambiarmi. Siamo tutti vittime innocenti nelle nostre storie, pronti a ricevere l’assoluzione del pubblico e un “non ti meritava” di incoraggiamento.

Ma cosa succede quando decidi di hackerare la sceneggiatura? Cosa succede quando, per una volta, guardi in faccia la realtà e ammetti che, beh… forse il cattivo della storia sei proprio tu?

Una striscia a fumetti cinica e onesta sulla fine delle relazioni. Perché a volte, ammettere di essere il problema è l’atto più liberatorio (e divertente) che ci sia

L’elogio del “Cattivo” consapevole

C’è una forma di bellezza perversa e liberatoria nell’ammettere di essere insopportabili. Senza cercare scuse. Non dirsi sempre “lui non sapeva gestire la mia complessità”. Dirsi, invece: “Sono un disastro ambulante, bevo, fumo, impreco e mi lamento. Onestamente? Nemmeno io mi fidanzerei con me.”

Viviamo nell’epoca della self-care e della validazione a tutti i costi, dove ogni difetto viene impacchettato come una “caratteristica unica”. Ma la verità è che a volte siamo semplicemente pesanti. Siamo faticosi. Siamo troppo.

E sapete una cosa? Va bene così.
C’è più dignità in un “sì, sono io il problema” detto con un mezzo sorriso, che in mille giustificazioni pietose. Riconoscere la propria “tossicità” (termine che ormai usiamo pure per il glutine, ma passatemelo) è il primo passo per smettere di fingere.

La sincerità è l’ultimo vero atto rock!

In un mondo di profili perfetti e relazioni da mulino bianco, ammettere di essere stati lasciati per giusta causa è un atto rivoluzionario.
Non serve a farsi commiserare, serve a riprendersi il potere. Perché se sai di essere il caos, nessuno può usare il tuo caos contro di te.

Quindi, la prossima volta che vi chiedono “come mai vi siete lasciati?”, provate a non dare la colpa all’incompatibilità astrale. Provate a dire: “Perché sono insopportabile”. Vedrete la faccia del vostro interlocutore: impagabile. Magari non vi farà tornare felici più velocemente, ma vi assicuro che vi farà sentire dannatamente più onesti.

Commenti

Una risposta a “L’arte di farsi lasciare: quando il vero problema sei tu (e va bene così)”

  1. Avatar Mioara Muresan
    Mioara Muresan

    Eh, io invece dico che ci siamo lasciati perché ho finalmente iniziato ad “amarmi”. 😅😅 Pecco di poca modestia?

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