Happy Birthday, Mr Gilmour
Oggi, 6 marzo 2026, David Gilmour compie 80 anni. E io non riesco a farlo passare in silenzio — anche se, in un certo senso, è proprio il silenzio la cosa che ha sempre saputo usare meglio di chiunque altro.
Perché David Gilmour non è mai stato un chitarrista che ti travolge. È uno che ti aspetta. Ti lascia spazio. Poi attacca una nota — una sola — e il mondo si ferma.
Da Cambridge con furore (e pochi penny)
Nato il 6 marzo 1946 a Cambridge, figlio di un docente di zoologia e di un’insegnante, David riceve la prima chitarra a 13 anni e impara da solo, con un disco e un manuale di Pete Seeger. Nessuna accademia. Nessun maestro pagato. Solo orecchio, ostinazione e un’urgenza che non sapeva ancora come chiamarsi.
Poi arriva il momento che mi fa sempre sorridere: il giovane Gilmour, per pagarsi gli strumenti e stare a galla, lavora come fotomodello. Sì. Quel David Gilmour. L’uomo che avrebbe scritto Comfortably Numb e Shine On You Crazy Diamond posava per campagne pubblicitarie mentre Roger Waters disegnava le sue architetture di rabbia. Esistono universi paralleli meno assurdi di questo.
L’ingresso nei Pink Floyd: il peso di raccogliere i pezzi di un genio
Nel dicembre 1967, il batterista Nick Mason chiama Gilmour e gli chiede di unirsi ai Pink Floyd. Non esattamente un ingresso trionfale: il compito ufficiale era rattoppare le esibizioni live di Syd Barrett, che stava scivolando in una crisi mentale devastante accelerata dall’LSD.
Gilmour entra come quinta ruota. Esce come il cuore pulsante di una delle band più grandi della storia.
Quando Barrett viene ufficialmente estromesso nell’aprile 1968, è David a raccogliere l’eredità — non per rubarla, ma per custodirla nel modo più rispettoso possibile. E lo farà per decenni, anche quando il rapporto con Roger Waters diventerà una guerra fredda degna di un romanzo russo.
Il paradosso Gilmour: il chitarrista “semplice” che nessuno sa imitare
Ecco il punto che mi ha sempre affascinato e fatto incazzare al tempo stesso — nel senso buono.
David Gilmour non è un virtuoso della velocità. Non è lo shredder della sei corde. Lui stesso lo ha detto senza imbarazzo: «Ho creato un mio stile personale. So di non avere una grande tecnica. Non sono molto veloce, ma dietro ogni mio assolo c’è un’intenzione melodica».
E allora perché nessuno riesce a suonare come lui?
Perché la tecnica si studia. Ma il tono, l’intenzione, il quando non suonare — quelli non si imparano. Bob Ezrin, produttore di The Wall, lo ha sintetizzato in modo definitivo:
«Puoi dargli in mano un ukulele, e lui te lo farà suonare come uno Stradivari.»
Il suo metodo, se vogliamo chiamarlo così, è quasi monacale: scala pentatonica, note lunghe, vibrato denso, bending che sembra respirare, silenzi usati come pause di un discorso che sa già dove vuole arrivare. Usa delay e riverbero non come effetti, ma come spazio architettonico. Ogni assolo ha una struttura narrativa — introduzione, sviluppo, climax — come se stesse raccontando una storia senza parole.
L’assolo di Comfortably Numb è considerato da molti il più bello della storia del rock. Ed è fatto di poche note scelte con la precisione di un chirurgo e la passione di un amante. Aristocratico. È esattamente la parola giusta: c’è qualcosa di nobile nel modo in cui sceglie ogni nota, come se sprecare una sola battuta fosse una mancanza di stile.
Ottanta anni, una Stratocaster nera e nessun rimpianto
Rolling Stone lo colloca al 14° posto tra i più grandi chitarristi di sempre. Onore dovuto, anche se quelle classifiche mi hanno sempre un po’ annoiato — come mettere in fila i tramonti per bellezza.
Quello che conta è che The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here, Animals, The Wall, The Division Bell sono lì — inamovibili, immortali — e che la sua Black Strat, quella Fender Stratocaster dipinta di nero che ha suonato per la prima volta al Bath Festival nel 1970, è forse lo strumento più riconoscibile della storia del rock moderno.
Ottanta anni. E ancora quella voce. Ancora quel tocco. Ancora quella capacità rara, rarissima, di farti sentire — in tre secondi di nota sostenuta — che la vita vale la pena di essere vissuta.
Buon compleanno, Mr. Gilmour. Con tutto il rispetto e tutta l’invidia del mondo.
P.S. — Oggi compie gli anni anche la mia mamma. Non è una chitarrista famosa, non troverete il suo nome su Rolling Stone. Ma nel suo modo di esserci — essenziale, preciso, capace di dirti tutto con poco — ho sempre sentito qualcosa che assomiglia moltissimo a quel suono. Forse certe persone nascono sapendo già che le note migliori sono quelle che scegli di non sprecare.
Creativo digitale, musicista e narratore. Esploro le intersezioni tra umanità e tecnologia, raccontando storie di AI, musica e vita vissuta. Benvenuti nel mio disordine organizzato.”
