Quando Luca, la mente dietro il progetto The Ancient Mariners, ha proposto che ognuno scegliesse un brano degli Iron Maiden per iniziare a mettere su il repertorio, in automatico ho cominciato a canticchiarla: ‘From the coast of gold, across the seven seas…’.
Wasted Years, la mia canzone preferita delle Vergini di Ferro, il mio inno personale contro il rimpianto.
C’è qualcosa di viscerale in questo pezzo del 1986. Adrian Smith lo scrisse in un momento di totale esaurimento, reduce dal massacrante World Slavery Tour che aveva tenuto la band lontana da casa per quasi un anno. Non è la solita cavalcata epica su battaglie storiche o mostri letterari; è una confessione intima, un guardarsi allo specchio e non riconoscersi, riassunto perfettamente in quel verso tagliente: “I’m just a stranger to myself”.
Il Significato Profondo: Una Scelta di Vita
È facile sentirsi estranei a se stessi, non serve fare tour mondiali. Succede anche quando la routine ti inghiotte, quando il lavoro, le responsabilità e le bollette rischiano di anestetizzare chi eri. Ma poi arriva quel richiamo, quel “Face up… make your stand”. Affronta la realtà, prendi posizione. Nessuna metafora barocca, solo un ordine diretto rivolto a te stesso.
Forse è stato proprio questo stesso brano che mi ha chiamato e convinto ad accettare, pur tra mille dubbi, di far parte di questa storia. Un’avventura improba per le mie corde vocali, per il tempo da trovare tra le mille cose di una vita da ultracinquantenne piena, per il sonno da perdere e le forze che non sono più quelle dei vent’anni, quando tre ore di riposo tra un concerto e la sveglia bastavano. Se non lo avessi fatto, però… forse ora avrei un rimpianto.
The Ancient Mariners: Il Metal Over 50
Ed eccoci qui. Luca & Luca alle chitarre, Fabio al basso, Marco alla batteria e io. I The Ancient Mariners. Non siamo ragazzini che sognano di sbarcare il lunario sudando in un garage umido. Siamo uomini adulti, padovani, con lavori veri e fortunatamente uno stipendio che ci permette di affittare una sala prove con i controcoglioni. Ma la fame? Quella è la stessa di 30 anni fa…
A oltre cinquant’anni, suonare non è più un modo per fuggire dalla realtà, è un modo per rivendicarla. Rimanere svegli fino a tardi per provare le armonie di chitarra o sputare i polmoni su The Trooper significa strappare al tempo la nostra personalissima fetta di immortalità. Significa guardare in faccia il tempo che passa e dirgli: “Sì, vabbè, ma intanto ascolta questo riff”.
Ecco un piccolo frammento rubato, un mio momento in cui provo a dare voce a questo capolavoro (e se la voce si incrina un po’, è tutta vita vissuta).
Versi che Fanno la Differenza
Perché alla fine, il succo del brano è un monito universale:
• “Don’t waste your time always searching for those wasted years” (Non sprecare tempo inseguendo continuamente quegli anni sprecati).
• “And realise you’re living in the golden years” (E realizza che stai vivendo negli anni d’oro).
Smettiamo di guardare lo specchietto retrovisore. Gli anni d’oro non sono quelli che abbiamo perso, sono quelli che stiamo vivendo adesso, magari chiusi in una sala prove a Padova, con la voce raschiata ma il cuore che batte a tempo di heavy metal.
