Tim Cook passa il testimone a John Ternus: una nuova era per Apple
 | 

John Ternus.

Spread the love

Dillo ad alta voce. John Ternus.
Sembra il nome di un mutante in un film dei Marvel Studios, quello con il potere di piegare il metallo con la mente o di proiettare campi di forza contro i nemici. Invece no: è il nuovo CEO di Apple, con effetto dal 1° settembre 2026. Ha guidato l’hardware dell’azienda — iPhone, iPad, Mac, AirPods, il passaggio ai chip Apple Silicon — con la stessa discrezione ossessiva con cui Steve Jobs avrebbe tenuto segreto un prodotto fino al mattino del lancio. Ma adesso è lui il volto. Il nome sul comunicato stampa ufficiale.

Vi va di fermarvi un secondo con me prima di correre verso il futuro? Perché si chiude un capitolo che merita di essere letto per intero, non solo nell’ultima pagina.

Tim Cook: quindici anni di una mela formato XXL

Tim Cook è diventato CEO di Apple il 24 agosto 2011. Steve Jobs si era appena dimesso per motivi di salute. Il mondo tech era già in lutto anticipato. Molti pensavano che Cook fosse “solo” il bravo manager delle operations — quello che sapeva dove stava ogni vite di ogni iPhone prodotto in Cina — ma sicuramente non il visionario capace di tenere accesa la fiamma di Cupertino.

Che torto. Un torto marcio!

Quando Cook ha preso le redini, Apple valeva circa 350 miliardi di dollari. Oggi, alla vigilia del suo addio operativo, quella cifra ha superato i 3.700 miliardi. Gli asset sono passati da 108 miliardi di dollari nel 2011 a oltre 391 miliardi nel 2024. Sotto di lui sono nati Apple Watch, AirPods, Apple Pay, Apple TV+, Apple Music, Apple Vision Pro e il passaggio epocale ai chip Apple Silicon. Non male per uno che “non aveva la visione“.

Ma c’è una parte di questa storia che mi piace raccontare più dei grafici finanziari.

La mela e i diritti: quando il CEO vale più dell’azienda

Nel 2014, Tim Cook ha fatto qualcosa di raro nel mondo corporate: ha fatto coming out. Pubblicamente. Su una rivista importante come Bloomberg Businessweek. Ha scritto che era orgoglioso di essere gay, e che la sua omosessualità era stata “un grande dono”. Non era solo una dichiarazione personale. Era un segnale. In un settore — e in un mondo — ancora troppo occupato a fare finta di niente, il CEO dell’azienda più capitalizzata del pianeta si alzava e diceva: sono così, esisto, conto, e non mi scuso per questo.

Da quel momento, Cook ha tenuto la barra. Apple ha mantenuto i propri programmi di diversità, equità e inclusione anche quando le pressioni politiche — specialmente dall’amministrazione Trump — spingevano in direzione opposta. Nel 2025, mentre altri colossi tech facevano retromarcia in modo imbarazzante sui propri impegni DEI, Cook ha dichiarato che la “diversità è una forza di Apple”, ribadendo che le politiche dell’azienda sarebbero cambiate solo se una legge ingiusta lo avesse imposto — e non per un semplice cambio di vento politico.

Ha difeso la privacy come diritto umano fondamentale, scontrandosi con l’FBI quando il governo americano ha chiesto di creare una backdoor sui prodotti per spiare i dati degli utenti. La risposta di Cook fu più o meno che prima avrebbero dovuto portarlo via in una bara. Ha spinto per la tutela dei minori online senza sacrificare la privacy. Ha ricevuto il Visibility Award dall’Human Rights Campaign.

Non è stato perfetto. Nessuna multinazionale lo è. Ma in un panorama in cui molti CEO miliardari hanno scelto l’inchino davanti al potere politico — qualunque esso fosse — Cook ha scelto, spesso, di restare in piedi.

John Ternus, ovvero: il supereroe che non sapeva di esserlo

E quindi eccoci qui, con questo nome cinematografico che si ritrova a ereditare una delle aziende più potenti e simboliche della storia recente.

John Ternus: 51 anni, un background in ingegneria meccanica a Berkeley, è entrato in Apple nel 2001. Ha guidato l’intero settore hardware in un periodo cruciale: il passaggio ai chip M1, M2, M3, M4. L’iPhone 16. I Mac che finalmente non fanno più rimpiangere nulla e ora anche ad un prezzo più “democratico”. Non è un personaggio da palco — non ha il lupetto teatrale di Jobs né il mocassino composto di Cook — ma ha la sostanza di chi sa fare le cose. Apple lo descrive come qualcuno capace di ispirare i team con “entusiasmo contagioso, eccellenza tecnica e un profondo rispetto per le persone”.

Nella mitologia Marvel, i personaggi con nomi come “Ternus” di solito hanno il potere di trasformare la materia. Nella realtà di Cupertino, il potere che gli viene consegnato è più complesso: trasformare una fase di transizione in una nuova era, senza perdere quello che ha reso Apple qualcosa di più di un’azienda di elettronica.

Quello che speriamo si porti dietro

Tim Cook rimarrà come Executive Chairman — formalmente presente, una presenza che conta. Non è la pensione: è più la figura del maestro che si siede in ultima fila a guardare la recita, pronto a intervenire se qualcosa va storto. Inoltre gestirà i rapporti “politici” con i vari governi mondiali.

A John Ternus, in questo passaggio di mela, vorremmo dire una cosa sola (ammesso potesse mai leggere questo articolo…):

I numeri li gestisci. I chip li conosci. Ma Apple è anche quella cosa un po’ difficile da misurare: il momento in cui una multinazionale decide se essere solo un’azienda o anche una presa di posizione.

Quella parte, John, non dimenticarla.

Anche se il tuo nome sembra quello di un Avenger.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *