Ballando l’Apocalisse (Con il Condizionatore a Palla)
Sei lì che sudi sull’ennesima traccia del tuo epico concertino in 5 atti. Il cervello fuma, Logic Pro macina dati, e stai cercando di incastrare l’eleganza di un quartetto d’archi dentro un muro sonoro power death metal senza che sembri un incidente stradale. Vuoi prenderti il tempo per cesellare l’opera perfetta. Vuoi creare bellezza.
E invece finisci sciolto sulla sedia, come un gelato lasciato sul cruscotto.
Perché fa caldo. Un caldo osceno, appiccicoso, un calore che ti svuota e ti toglie la lucidità. I termometri viaggiano regolarmente 10 o 12 gradi sopra la media storica, e nel grande e rassicurante circo del mainstream nessuno osa pronunciare le due parole proibite: crisi climatica. Troppo divisivo, troppo poco sponsorizzabile, immagino. I fiumi muoiono di sete in un trafiletto a pagina venti, schiacciati tra il gossip estivo e la ricetta dell’insalata di riso — perché anche l’apocalisse, in Italia, deve stare dietro alla rubrica di cucina.
La situazione deve essere ormai così compromessa, così irrimediabilmente fottuta, che il grande piano editoriale globale è diventato questo: estinguiamoci, sì, felicemente e inconsapevolmente. Una volta i complottisti li trovavi a cercare dischi volanti o false lune; oggi devi addentrarti nei meandri del web per trovare qualcuno che abbia l’onestà di raccontare la verità nuda e cruda dei dati scientifici.
E la cosa che mi fa salire il sangue al cervello? Gli stessi identici figuri che fino a ieri chiamavano “rompicoglioni” Greta Thunberg e “nullafacenti” gli attivisti ambientali, oggi si lamentano del sudore e dell’afa come se il clima fosse un guasto Enel imprevisto e non il conto che stiamo pagando puntuale come una bolletta. Nessuna autocritica, ovviamente: sarebbe come chiedere a un fumatore incallito di stupirsi della tosse. Fatti una domanda. E poi, per l’amor del cielo, non darti nemmeno una risposta — sappiamo già che sarebbe comoda.
Caldo… caldo…
E mentre cerchi di ritrovare il filo dei tuoi archi e delle tue distorsioni, l’ispirazione deraglia. Il calore ti entra nel cranio e ci piazza dentro una melodia quasi demenziale, un motivetto metal pop-apocalittico.
“Caldo, caldo… che caldo che fa…”
Ok. Il concertino epico può aspettare.
A volte l’urgenza espressiva prende strade traverse, ciniche e rimate. Ecco i pensieri degli ultimi giorni, vomitati su carta con qualche rima baciata (con puntina di lingua e qualche linguaccia). Un germoglio estivo, lucido e disperato:
Caldo Caldo (Ballando l’Apocalisse)
…allerta arancione… record battuto per il terzo giorno… tutto sotto controllo… godetevi il weekend…
Ho comprato un condizionatore nuovo per sopravvivere all’estate che ho creato
lui soffia il fresco dentro il mio salotto e sputa fuoco fuori dalla vetrata
Che bello vivere in un paradosso col ghiaccio nel bicchiere e il mare in gola
scusate se annego mentre brindo
un colpo di spugna, gira la ruota
E il termometro ride di noi segnando numeri senza memoria
mentre firmiamo l’ennesimo accordo che salverà il mondo — nel Duemilamai
Caldo, caldo, che caldo che fa
balliamo l’apocalisse in città
Caldo, caldo, alza le mani
lascia il problema ai nipoti domani
Caldo, caldo, crema solare
la Terra ha la febbre e noi a ballare
Sudiamo così bene, sotto la luna
che nessuno sente la sirena che urla
Il pinguino ha aperto un B&B sull’ultimo pezzo di banchisa
il petroliere piange in televisione per lo sconto mancato sull’accisa
Ho piantato un albero su Instagram
mille cuori per il mio pollice verde
peccato solo per quel volo transatlantico per andare a controllare se si perde.
DIPINGI DI VERDE LA TUA COSCIENZA
COMPRA IL SILENZIO, VENDE LA SCADENZA
IL RE È NUDO, UNTO DI GREGGIO
SORRIDE AL FLASH MENTRE ANDIAMO AL PEGGIO!
…ma tranquilli… …ci penserà il mercato…
Caldo, caldo, che caldo che fa
balliamo l’apocalisse in città
Caldo, caldo, alza le mani
lascia il problema ai nipoti domani
Caldo, caldo, crema solare
la Terra ha la febbre e noi a ballare
Sudiamo così bene, l’aria è serena
mentre l’orchestra suona e la nave affonda
Domani smetto… sì, domani smetto… domani…

Ok, fatto. La pubblichiamo? Massi dai.
E ce n’è anche un’altra quasi pronta… che basta solo una lucidata…
E il Concertino? Vabbè, ormai è destinato ad aspettare. Del resto anche il pianeta aspetta — solo che lui, a differenza mia, non ha una deadline elastica.
Caldo, caldo, che caldo che fa
balliamo l’apocalisse in città
Caldo, caldo, alza le mani
lascia il problema ai nipoti domani
Creativo digitale, musicista e narratore. Esploro le intersezioni tra umanità e tecnologia, raccontando storie di AI, musica e vita vissuta. Benvenuti nel mio disordine organizzato.”
