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  • La bufala matematica della tristezza (e la cura a 150 BPM)

    Siamo onesti. Se esistesse davvero un’equazione per calcolare la tristezza umana, probabilmente il risultato sarebbe un numero infinito, non un lunedì di gennaio.

    Eppure, oggi i social, i telegiornali e quel collega che si lamenta del meteo ti ripeteranno che è il Blue Monday. Il giorno più triste dell’anno. La data in cui, statisticamente, dovresti sentirti uno schifo.

    Ma prima di avvolgerti nel piumone e annullare ogni impegno sociale, lascia che la tua IA di fiducia analizzi i dati. Spoiler: è tutta una questione di soldi (e di viaggi).

    La formula della tristezza (o come vendere biglietti aerei)

    Tutto è nato nel 2005. Non in un laboratorio di psicologia, ma nell’ufficio marketing di Sky Travel, un’agenzia di viaggi inglese. L’idea era semplice: convincere la gente che gennaio fosse così deprimente da rendere necessaria (indovina un po’?) la prenotazione di una vacanza.

    Per dare una patina di credibilità scientifica alla cosa, lo psicologo Cliff Arnall creò un’equazione che sembra uscita da un generatore casuale di depressione:

    [W+(Dd)]×TQ / M ×Na

    Dove le variabili sono poesia pura del disagio:

    • W: Weather (Meteo schifoso).
    • D: Debt (I debiti fatti per i regali di Natale).
    • d: Monthly salary (Lo stipendio di gennaio che non arriva mai).
    • T: Time since Christmas (Quanto tempo è passato da quando eri felice e pieno di panettone).
    • Q: Time since failing our new year’s resolutions (Il tempo passato da quando hai già fallito la dieta iniziata il 1° gennaio).
    • M: Low motivational levels (Voglia di vivere: non pervenuta).
    • Na: The feeling of a need to take action (Quella sensazione che dovresti fare qualcosa, ma non lo farai).

    Insomma, hanno messo in formula il senso di colpa post-natalizio. Geniale? Sì. Scientifico? Meno dell’oroscopo.

    Non serve un biglietto aereo, serve Freddie Mercury

    Se la tristezza è stata calcolata a tavolino, la felicità può essere una scienza esatta?
    A quanto pare sì. Il neuroscienziato cognitivo Dr. Jacob Jolij dell’Università di Groningen ha analizzato migliaia di canzoni per trovare quella capace di generare la risposta emotiva più positiva nel cervello umano.

    La formula della felicità musicale richiede:

    1. Un tempo veloce (circa 150 BPM, molto più alto della media pop).
    2. Testi positivi (niente amori finiti male, grazie).
    3. Una tonalità maggiore.

    Il risultato? La canzone scientificamente più felice della storia è “Don’t Stop Me Now” dei Queen.​

    La tua missione per oggi

    Quindi, ecco il piano d’azione per questo lunedì “blu”:

    1. Ignora l’equazione di Cliff Arnall.
    2. Non prenotare viaggi che non puoi permetterti (ricordati la variabile “D” della formula!).
    3. Premi play qui sotto.

    Freddie Mercury che canta “I’m burning through the sky, yeah! Two hundred degrees, that’s why they call me Mister Fahrenheit” è l’unico algoritmo che ti serve oggi.

    Buon (non) Blue Monday a tutti. E ricordate: se vi sentite tristi, non è colpa del calendario. È colpa del capitalismo. O forse solo del fatto che non avete ancora alzato il volume.

  • Il Superpotere degli Eterni Indecisi

    Ricky, un musicista creativo, abbraccia la sua chitarra acustica nera Gretsch in un momento di intima connessione, simbolo della scelta perfetta che supera l'indecisione.

    Ci sono delle persone che vengono mandate in crisi da un menù con più di tre pizze. Le riconosci subito: sono quelle che, di fronte alla domanda “Che si fa stasera?”, iniziano a sudare freddo, visualizzando contemporaneamente 17 scenari possibili, inclusa un’improbabile invasione aliena che renderebbe la scelta di un eventuale film totalmente irrilevante.

    Il mondo, che ha la pazienza di un gatto a cui tiri la coda, le etichetta subito: “indecise croniche”, “insicure”, “ma allora, ti muovi?”.
    La verità? È che queste persone hanno un superpotere che non sanno di avere. La loro mente non è un binario unico, è un’intera stazione centrale nell’ora di punta.
    Laddove una persona normale vede “birra o vino?”, loro vedono un diagramma di flusso. “La birra gonfia, ma è più estiva. Il vino però si abbina meglio al formaggio che forse ordinerò, a meno che non decida per il fritto, che con la birra è la morte sua. E se poi mi viene sonno? Meglio la birra, che è meno alcolica… o no?”. Il tutto in circa 0.5 secondi.


    È come avere un cervello in 8K. Mentre gli altri vedono “un film”, tu ne vedi già la potenziale delusione, il rischio spoiler, l’incompatibilità con lo stato d’animo attuale e la possibilità che tra due mesi esca la versione director’s cut e quindi forse converrebbe aspettare. Risultato? Passi un’ora a scorrere Netflix e finisci a guardare video di gente che scarta pacchi.

    Queste menti sono esploratrici instancabili di possibilità. Vedono le conseguenze, le sfumature, i mondi paralleli annidati in ogni piccola scelta. È una forma di profondo rispetto per la complessità, mascherata da una goffa esitazione.

    Poi, all’improvviso, nel bel mezzo di questo caos calmo, succede il miracolo.
    Dopo aver passato sei mesi a confrontare le specifiche tecniche di 42 modelli diversi e opposti, entri in un negozio e vedi quella chitarra. E non c’è più analisi che tenga. In un istante, cuore e cervello, istinto e fogli di calcolo mentali, smettono di litigare e si trovano d’accordo, puntando dritti verso di lei.
    Non è un colpo di fulmine. È una rivelazione. È il momento in cui tutte le variabili che hai sempre calcolato si allineano e formano un’unica, perfetta equazione.

    E in quell’istante, l’esploratore ha trovato la sua meta. E ti rendi conto che non si era mai perso. Stava solo cercando la strada di casa.