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  • Nemo propheta in patria (ma su Spotify ci stiamo lavorando)

    Nemo propheta in patria (ma su Spotify ci stiamo lavorando)

    Quest’anno Spotify mi ha comunicato una cosa molto semplice: Ricky, la tua musica la ascoltano soprattutto in Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. L’Italia, tranne qualche sparuto caso campanilistico nella mia amata patria Patavina, ha deciso di presentarsi con elegante ritardo, tipo ospite che arriva a festa finita e chiede se è rimasta torta.

    La prima reazione è stata ridere. Perché, diciamolo, “nemo propheta in patria” è una massima latina, ma su Spotify suona meglio: niente tragedia, solo statistiche che ti guardano e dicono “oh, pare che all’estero ti filino un po’ di più”. Nessun “non mi comprendono”, anzi: forse sono io che non ho ancora capito bene come funziona il gioco di casa nostra.

    Classifica dei paesi in cui la musica di Ricky Guariento è più ascoltata.

    In Italia la musica è spesso un mix di abitudine, volti già visti e ritornelli pensati per il karaoke del sabato sera. Non è un complotto contro i musicisti, è proprio un ecosistema: radio che spingono sempre gli stessi, playlist che girano in loop, talent show che sembrano l’unico portale d’accesso al sacro tempio del ritornello in 4/4. Se fai un brano di 8 minuti prog metal contro l’algoritmo, è normale che il sistema ti guardi come quello che porta un libro a una festa in piscina.

    All’estero magari non sanno pronunciare il tuo cognome, ma se gli piace quello che sentono cliccano “follow” e via, senza chiederti il curriculum artistico degli ultimi dieci anni. È meno romantico, più diretto: ti ascoltano, decidono, passano oltre o restano. Nessuna mitologia del “genio incompreso”, solo un banale “questo pezzo mi piace, me lo salvo”, che alla fine è la cosa più onesta del mondo.

    Quindi no, non è un post di lamentele. È più una constatazione divertita: la mia musica ha fatto prima a prendere un aereo virtuale per New York, Londra e Berlino che un Regionale Veloce per arrivare da Milano a Padova. Nel dubbio, io continuo a scrivere, suonare e pubblicare. Se l’Italia vorrà raggiungerci, sa dove trovarci: siamo lì, in mezzo alle cuffie di mezzo mondo, a fare quello che sappiamo fare meglio. Il resto, come sempre, lo decide chi preme play.

  • Un viaggio di 514 secondi

    La vita non si misura a click e scroll

    In un’epoca che misura tutto in click e scroll, ho scelto di creare qualcosa che respira.
    Qualcosa che non si piega alle regole del consumo veloce.
    Un’opera che chiede tempo, attenzione, silenzio. Che chiede di chiudere gli occhi. Per più di 30 secondi.

    Molti di più.

    La storia inizia il 29 settembre.