Tag: Musica Indipendente

  • CHIMERA… Siamo Noi!

    CHIMERA… Siamo Noi!

    Nguyet registra un giro di violino alle 3 del mattino ad Hanoi. Lo manda in chat.

    Michal lo apre alle 22:00 a Rotterdam, ci butta sopra un synth che sembra uscito da Blade Runner.

    Michiko lo ascolta la mattina dopo a Tokyo e pensa: “Qui ci vuole una batteria che spacca tutto.”

    Io, in Italia, ricevo il file il pomeriggio successivo e capisco che stiamo costruendo qualcosa che non dovrebbe esistere—ma che esisterà comunque.

    Cody… beh, lui vola sopra tutto e tutti!

    Centinaia di piccole registrazioni. Ognuno da casa sua. Ognuno nel proprio fuso orario. Mandare file, sovrapporre, litigare via chat su quale versione tenere. Rifare. Distruggere. Ricostruire. E ricominciare.

    CHIMERA è il risultato di questa costruzione in divenire.

    Una sfida bellissima. Un brano strumentale di 5 minuti e 45 secondi che non ha voce perché non ne ha bisogno—le emozioni parlano da sole.

    Trovare 4 musicisti pazzi e nerd come me non era semplice. Io li ho trovati sparsi in giro per il mondo. Cinque persone. Cinque culture. Cinque modi completamente diversi di sentire la musica. E zero compromessi.

    8000 miglia ci separano. Ma quella distanza non è un limite—è il nostro manifesto. Siamo la prova vivente che la geografia è irrilevante quando hai una visione condivisa: creare musica che non esiste ancora, che non dovrebbe funzionare, ma che spacca proprio perché nessuno l’ha mai osata prima.

    Ascoltalo Ora (Se Hai Coraggio)

    Non è un brano da sottofondo. È un viaggio. Elettro-jazz, Prog Metal, Musica Classica: tutto insieme.

    ASCOLTA SU TUTTE LE PIATTAFORME

    E se vuoi vedere come ci immaginiamo noi mentre lo suoniamo—trasformati nelle nostre chimere personali—guarda il video teaser:

    Se arrivi alla fine senza skippare, hai capito chi siamo.

    Chi Sono Gli 80 Hundred Miles?

    Non ci siamo mai incontrati. Siamo un gruppo “diffuso”. Il nome in origine rappresentava la distanza fisica che ci divideva (8000 miglia, quindi… 80 volte 100!). Ma oggi quella distanza è solo un numero su Google Maps.

    • Ricky, The Italian Rocker (51): basso e chitarre. Cresciuto a pane e classic rock anni ’70-’80, porta il groove analogico nel mondo digitale.
    • Michal, The Dutch Maestro (33): tastiere ed effetti. Un mago dell’elettronica sperimentale che trasforma il suono in paesaggi onirici.
    • Michiko, The Japanese Metalhead (28): batteria e percussioni. Energia pura, precisione chirurgica e una passione per il metal che spettina anche a distanza.
    • Nguyet, The Vietnamese Fairy (42): violino e chitarre. Dolce come lo zucchero finché non imbraccia l’archetto—poi diventa un fucile di precisione.
    • Cody, The American Hispanic Lightning (19): chitarre. Dita che corrono alla velocità della luce, sempre sopra le nuvole.

    Cinque generazioni. Cinque continenti. Una sola ossessione: creare musica che non sta ferma.

    Vuoi sapere cosa ci muove oltre la musica? Leggi Don’t Touch Her e Stay Human.

  • Il giorno in cui la radio ha scelto il silenzio: addio a Rock’n’Roll Circus

    Il giorno in cui la radio ha scelto il silenzio: addio a Rock’n’Roll Circus

    Primo piano di un microfono vintage arrugginito e coperto di ragnatele in uno studio abbandonato. Sullo sfondo strumenti musicali lasciati a terra, tra cui una chitarra e un amplificatore con adesivo The Kinks, evocando il silenzio della radio e la fine di un’era musicale.

    La Rai cancella uno degli ultimi baluardi di musica raccontata. La scusa? “Budget”. La verità? Forse l’algoritmo é più “maneggiabile” del pensiero.

    C’è un momento preciso in cui ti accorgi che il futuro iperconnesso assomiglia sempre di più a un centro commerciale vuoto con la filodiffusione rotta.

    Quel momento è arrivato il 7 gennaio 2026. Mentre gli ascoltatori aspettavano il ritorno in onda di Rock’n’Roll Circus, Pier Ferrantini e Carolina Di Domenico ricevevano la comunicazione definitiva. Non era un “bentornati”, ma un “addio”.

    Il programma storico di Radio 2 è stato cancellato. Finito. Kaput.

    Senza preavviso, senza l’ultima puntata per salutare il pubblico, senza quel rispetto minimo che si deve a chi, per 13 anni, ha fatto servizio pubblico vero.

    “Motivi di budget”: la foglia di fico del nuovo millennio

    La motivazione ufficiale è quella che si usa quando non si ha il coraggio di argomentare le scelte editoriali: “problemi di budget”

    Una giustificazione che suona come un disco rotto.

    Pier Ferrantini, con un’eleganza rara (laddove molti avrebbero legittimamente alzato la voce), ha commentato a Fanpage:

    “Un vero e proprio fulmine a ciel sereno… Dubito fortemente che il nostro budget fosse tale da incidere in maniera significativa sui conti della radio… Avrei preferito sentirmi dire: ‘La vostra trasmissione non ci interessa più, vogliamo cambiare linea’”.

    Carolina Di Domenico e Pier Ferrantini, i conduttori di Rock’N’Roll Circus, programma storico di Rai Radio Due, chiuso senza preavviso dopo 13 anni.
    Fonte: Profilo Instagram ufficiale di Pier Ferrantini – Clicca per il post originale

    Invece no. La colpa pare sia dei soldi. Come se un programma notturno, fatto di passione e competenza, costasse quanto uno show di prima serata. La sensazione diffusa è che il “budget” sia l’alibi perfetto per coprire una scelta ben più grave: la rimozione del pensiero critico musicale (…e forse non solo musicale…)

    Playlist vs. Curatori: la sconfitta della cultura

    Guardando questa vicenda con occhio analitico, non sembra un caso isolato, ma un tassello di una strategia di impoverimento culturale più ampia.

    Al posto di Rock’n’Roll Circus non è stato annunciato un nuovo format con nuove voci e nuove idee. Al suo posto c’è una “colonna musicale”.

    Una playlist. Un algoritmo.

    La differenza è abissale.

    Un algoritmo ti dà quello che ti piace già. Ti tiene al caldo nella tua comfort zone, confermando i tuoi bias cognitivi.

    Un curatore umano, come Pier o Carolina, ti porta dove non sapevi di voler andare. Ti racconta perché quel pezzo degli Zen Circus ha senso dopo un brano dei Beatles. Ti offre un contesto, una storia, un’anima.

    Sostituire le persone con i file audio non è risparmio. È disinvestimento. È dichiarare implicitamente che la musica è solo “riempitivo” tra una pubblicità e l’altra, e non una forma d’arte che necessita di mediazione culturale.

    Il silenzio dei competenti

    Ferrantini ha centrato il punto focale: “Togliere quello spazio è una scelta gravissima per tutta una parte dell’industria musicale, oltre che per chi ama ascoltare musica diversa da quella che passa ovunque”.

    Spegnendo quel microfono, si toglie voce alla scena indipendente, a chi portava idee “non conformi”, a punti di vista alternativi. E la cosa peggiore è il modo: quel silenzio imposto, quel non permettere nemmeno un “grazie” finale on air. È il trionfo della burocrazia sull’emozione.

    Paradosso dei paradossi: io, paladino dell’IA che combatte una battaglia ormai personale per promuoverne un uso maturo e consapevole, mi trovo a difendere a spada tratta il fattore umano.

    Dovrei essere dalla parte dell’automazione, dell’efficienza, dei dati. E invece vi dico: teniamoci stretti gli umani che sanno raccontare storie. Difendete i programmi che hanno un’anima. Perché una playlist potrà anche essere tecnicamente perfetta, ma non avrà mai il cuore di chi vi augurava “buonanotte” dopo avervi fatto scoprire la canzone che vi avrebbe salvato la giornata.

    Se questo è il nuovo corso, ridateci le interferenze.

    Sé questa é la Rai del futuro, ridateci le radio Minerva degli anni ‘50.

    Ridateci l’imperfezione.

    Ridateci il Rock’n’Roll!

    Fonti:

    https://www.fanpage.it/cultura/polemiche-su-radio2-per-la-chiusura-di-rock-and-roll-circus-ferrantini-dicono-per-budget-ma-potevano-avvisarci/

    https://x.com/AndreaMefi4753/status/2010808023460298984

    https://www.zazoom.it/2026-01-13/polemiche-su-radio2-per-la-chiusura-di-rock-and-roll-circus-ferrantini-dicono-per-budget-ma-potevano-avvisarci/

  • Compleanni, sogni di 8 minuti e un dito medio all’Algoritmo.

    Copertina ufficiale del brano "Symphonic Reverie" di Ricky Guariento. Un'immagine suggestiva di una cattedrale gotica illuminata d'oro, con colonne a forma di chitarra e un sentiero di note musicali sul pavimento.

    Anche questa volta è arrivato il giorno. E come ogni anno, mi guardo indietro e mi chiedo cosa mi sono regalato. Non parlo di oggetti, ma di atti. Atti di coerenza, di amore, a volte anche di sana e pura ribellione. Quest’anno, il mio regalo per me – e spero anche per voi – si intitola “Symphonic Reverie”.

    Ed è un brano inedito di 8 minuti e 32 secondi.

    Leggetelo di nuovo: 8:32. In un’epoca in cui la musica è diventata un sottofondo usa e getta da 30 secondi per muovere culi su TikTok, pubblicare un’opera strumentale di questa durata è un atto politico. È il mio personale rifiuto di prostituire un’idea, di venderla al pappone del consenso facile, come scrivevo tempo fa.

    “Symphonic Reverie” non è nata per essere “scrollata”. È nata per essere ascoltata.

    Questa è la storia di un sogno creativo a distanza, un’armonia disarmonica costruita a 10.000 chilometri di distanza. Protagonista con me di questa odissea sonora è la mia “partner in crime”, Michiko, giovane batterista fenomenale di Tokyo con un’anima forgiata nel metallo. Già fondatrice con me e Michal Dijkstra del gruppo “diffuso” 80 Hundred Miles. Dai nostri rispettivi home studio – il mio piccolo antro creativo e la sua cantina trasformata in un tempio del ritmo – abbiamo tessuto per mesi le fila di questo brano, nota dopo nota, beat dopo beat, con tutte le difficoltà logistiche e tecniche del caso. È un dialogo tra due mondi, due culture, unite dalla stessa urgenza espressiva. E sì, lo ammetto, a tenere insieme i pezzi di questa folle collaborazione a distanza c’è stata anche l’AI (orrore! orrore! 😱), usata come strumento, come ponte, mai come fine.

    Ricky Guariento (chitarrista) e Michiko (batterista) in posa in uno studio di registrazione. Foto promozionale per il progetto "Symphonic Reverie" e la loro "Euro-Asian Metal Alliance".

    Ma com’è, questo “Sogno Sinfonico”?

    È un viaggio prog-rock. È una creatura metal viva, che respira, che non chiede il permesso. Passa da momenti di quiete quasi riflessiva a vere e proprie tempeste sonore. Non troverete una voce umana a guidarvi, perché non serve. A parlare è solo la musica, nel linguaggio più puro e universale che esista.

    Questo brano è la dimostrazione pratica di tutto ciò in cui credo. È la mia musica fatta “per chi ama ascoltare, non solo sentire in sottofondo”. È il frutto di quella conversazione a due, intima e segreta, con l’idea di musica come amante, prima di aprire la porta al mondo.

    Oggi quella porta si apre. E se qualcuno si ferma ad ascoltare riconoscendosi in quello che abbiamo creato, allora la magia si è davvero compiuta.

    Symphonic Reverie” non è più solo mia e di Michiko. Ora è anche vostra. Se vorrete accoglierla.

    Buon ascolto. E vaffanculo, Algoritmo. 🖕🏻 Con affetto.

    e tutte le piattaforme di streaming