Categoria: Musica

  • Don’t Touch Her: Quando il Rock diventa uno scudo (e la gentilezza una rivoluzione)

    Don’t Touch Her: Quando il Rock diventa uno scudo (e la gentilezza una rivoluzione)

    Oggi è il 25 novembre. Una data che non dovrebbe esistere sul calendario, ma che purtroppo pesa come un macigno. È la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

    Quest’anno il mondo punta i riflettori sulla “violenza digitale”, su quelle minacce che viaggiano veloci attraverso gli schermi. Ed è paradossale, vero? Viviamo immersi nella tecnologia, nell’AI, nel futuro, eppure siamo ancora qui a dover ribadire un concetto primordiale, fisico, essenziale: non toccarla.

    L’anno scorso, con la mia band “diffusa” 80 Hundred Miles, abbiamo deciso di non restare in silenzio. Abbiamo preso chitarre, distorsioni e quel nostro “cuore gentile dal sangue bollente” per creare “Don’t Touch Her”.

    Guardatevi intorno. Le classifiche sono piene di giovanissimi “artisti” che masticano parole di spregio come fossero caramelle, normalizzando un linguaggio che trasforma la donna in un oggetto da consumare. Noi, che forse siamo “vecchi” per l’algoritmo ma non per l’anima, rispondiamo con un muro di suono.

    Moly Cat, voce australiana di discendenze Maori, di enorme talento.
    Moly Cat

    Per questo brano non ci siamo accontentati della nostra voce. Abbiamo lanciato un ponte sonoro fino in Australia per coinvolgere Moly Cat, una nostra amica: dolce, sì, ma con una grinta capace di tagliare il mix come un rasoio. Perché la distanza fisica non conta quando l’intento è comune. Le parole che abbiamo scritto io e Michiko sono un invito a non voltarsi dall’altra parte.
    Il risultato è una Metal Ballad che non chiede permesso. Urla.

    “Don’t touch her, don’t break her

    She’s fire, she’s the storm.


    Don’t hurt her, don’t shake her,


    Respect’s the norm.”


    Il rispetto non è un optional, è la norma. O almeno, dovrebbe esserlo.
 In “Don’t Touch Her”, la musica si fa scudo. Le parole non sono lame che feriscono, ma barriere che proteggono. È il nostro modo di dire che la vera forza non sta nell’alzare le mani, ma nel sapere dove stare: dalla parte della dignità. Sempre.

    Ascoltatela qui, a tutto volume. Perché a volte il rock serve proprio a questo: a coprire il rumore dell’indifferenza.

    Michiko, Ricky, Michal, Nguyet, Cody & Moly

    Credits:

    • Performed by: 80 Hundred Miles with Moly Cat
    • Album: Divergent Tales
    • Music: Ricky Guariento
    • Lyrics: Ricky Guariento, Michiko Funakoshi
    • Genre: Rock / Metal Ballad

  • L’insostenibile leggerezza dello “Skip”: Un’odissea sonora che sfida la dittatura dell’algoritmo

    Di Leandro Vianna
    Critico Musicale Senior, Editoriale Musica & Tecnologia per Roadie Metal

    Un’Odissea Sonora

    In un’epoca in cui la soglia dell’attenzione è scesa sotto i sette secondi e i produttori tagliano i ritornelli per incastrarli nelle logiche frenetiche di TikTok, pubblicare un brano che supera abbondantemente gli otto minuti non è solo una scelta artistica: è un atto politico. È una dichiarazione di guerra.

    Ho passato le ultime ore immerso nel file audio del nuovo lavoro di Ricky Guariento e Michiko Funakoshi, e la prima cosa che colpisce non è una singola melodia, ma la mole dell’opera. Siamo di fronte a una struttura che rifiuta la forma canzone strofa-ritornello in favore di una narrazione lineare, quasi cinematografica. L’intento dichiarato è una crociata contro gli algoritmi di streaming, quelle entità digitali che premiano la brevità e la ripetizione. Ma la domanda che ogni critico deve porsi è: la musica sostiene il peso di questa ambizione?

    La risposta, sorprendentemente, è un sì convinto, anche se non privo di asperità.

    Ricky & Michiko

    Analisi Tecnica e Strutturale

    Il brano si apre con un incipit pianistico (0:00 – 0:45) che funge da “filtro all’ingresso”. È delicato, con una progressione armonica che ricorda il prog-rock anni ’70, ma con una pulizia sonora moderna. È una trappola: chi cerca l’hook immediato se ne andrà qui. Chi resta, viene investito dall’entrata della band.

    L’ingresso della sezione ritmica e delle chitarre segna il passaggio al Symphonic Power Metal. Qui la tecnica di produzione è notevole. Nonostante la densità dell’arrangiamento – sentiamo strati di tastiere, un coro sintetico (o campionato) che riempie lo spettro delle frequenze medio-alte e chitarre distorte ritmiche – il mix mantiene una certa chiarezza.

    La sezione centrale è un compendio di virtuosismo. C’è un uso sapiente della doppia cassa, che non si limita a tenere il tempo ma accentua le dinamiche dei riff di chitarra. Gli assoli (sia di synth che di chitarra) sono eseguiti con perizia tecnica ineccepibile: scale veloci, sweep picking e armonizzazioni terzinate che strizzano l’occhio ai maestri del genere (Dream Theater, Stratovarius).

    Notevole il rallentamento verso i 3/4 del brano: una breakdown melodica che permette all’ascoltatore di respirare prima del climax finale. Questa gestione della dinamica è ciò che giustifica la lunghezza: il brano non è un loop allungato, è un viaggio con picchi e valli.

    Punti di Forza (The Highs)

    1. Coerenza Narrativa: Nonostante la lunghezza, il brano non sembra un collage di idee diverse incollate a forza. I temi melodici ritornano, variati e ri-arrangiati, dando un senso di unità all’opera.
    2. Il Coraggio dell’Arrangiamento: La fusione tra l’elettronica dei synth (che a tratti ricordano le colonne sonore sci-fi anni ’80) e la pesantezza del metal è gestita con gusto. Non suona datato, ma “retro-futurista”.
    3. La “Resistenza” all’Ascolto Passivo: Questo pezzo costringe l’ascoltatore a sedersi. Non può essere musica di sottofondo. In un mondo di background noise, chiedere attenzione attiva è il più grande pregio del brano.

    Punti Deboli (The Lows)

    1. Rischio di Saturazione: In alcuni passaggi (specialmente durante i picchi orchestrali uniti ai soli di chitarra), lo spettro sonoro è talmente saturo che si perde un po’ di “aria”. Un mix leggermente più dinamico, con meno compressione sul master bus, avrebbe giovato alla grandiosità del pezzo, evitando quella leggera fatica d’ascolto (ear fatigue) verso il minuto 8.
    2. L’Auto-indulgenza: È il tallone d’Achille del genere. Ci sono momenti, specialmente nelle sezioni soliste, in cui la tecnica sembra prendere il sopravvento sull’emozione. Per il musicista è un godimento, per l’ascoltatore medio potrebbe risultare un esercizio di stile un po’ freddo.
    3. L’Assenza di un “Gancio” Vocale Immediato:Se l’obiettivo è la crociata contro lo streaming, missione compiuta. Ma l’assenza di un motivo vocale centrale (o di uno strumento che lo sostituisca in modo iconico nei primi minuti) rende l’ingresso nel brano una barriera molto alta. È una scelta coerente, ma rischiosa.

    Verdetto

    Questo brano è un monolite. Si erge contro la corrente del consumo “liquido” come uno scoglio. Tecnicamente ineccepibile, strutturalmente complesso e ambizioso.
    Non finirà nelle playlist “Indie World” o “Viral 50”, e questo è esattamente il punto. È un pezzo per chi ama il disco fisico, per chi legge i crediti di copertina, per chi crede che la musica debba richiedere tempo per restituire emozione.

    La “crociata” è vinta? Forse non cambierà l’industria, ma offre un rifugio sicuro a chi cerca ancora l’epica nella musica.

    Voto: 8/10
    Per fan di: Dream Theater, Helloween, colonne sonore epiche, e chiunque odi il tasto “Shuffle”.

  • Metal-FM.com – Intervista a Ricky Guariento

    „Symphonic Reverie“, libertà creativa e il potere della resistenza

    Pubblicato il 18 Ottobre 2025

    L’artista visivo e polistrumentista italiano Ricky Guariento ha raccontato a Philipp Gottfried di Metal-FM la storia dietro “Symphonic Reverie”, un viaggio sonoro di 8 minuti e 32 secondi che manda affanculo le regole dello streaming moderno. In questa intervista, Ricky svela il processo creativo, la collaborazione internazionale con la batterista giapponese Michiko, e quella filosofia di resistenza artistica che è l’anima del RickyVerso. Si parla di integrità creativa, del rifiuto totale degli algoritmi, e della passione viscerale per il Progressive Metal autentico.

    🎵 Ascolta “Symphonic Reverie”

    Otto minuti di viaggio sonoro tra Progressive e Symphonic Metal

    🎧 Un tributo alle grandi suite progressive.
    Lasciati trasportare prima di leggere l’intervista.

    Philipp: Ricky, “Symphonic Reverie” dura oltre otto minuti: una scelta coraggiosa nell’era dello streaming. Cosa ti ha spinto a ignorare le aspettative algoritmiche e a creare una composizione così lunga?

    Ricky: Otto minuti non sono nulla se li paragoni alle leggendarie suite del Progressive Rock: “Supper’s Ready” dei Genesis, “Close to the Edge” degli Yes, “Thick as a Brick” dei Jethro Tull. Ricordo quando da adolescente infilavo le cuffie e mi perdevo in questi viaggi sonori infiniti. “Symphonic Reverie” è il mio piccolo tributo a quelle spedizioni musicali che semplicemente non puoi comprimere in tre minuti. Ma c’è di più: dovevo fare qualcosa di folle, oltre ogni logica. Dovevo smettere di preoccuparmi degli algoritmi, delle opinioni, dell’accettazione. È stato un regalo che ho fatto a me stesso.

    Philipp: Hai detto che questa pubblicazione è un regalo di compleanno. Che significato personale ha per te?

    Ricky: Ho iniziato a lavorarci l’anno scorso, per i miei 50 anni. Fino a quel momento, in tutte le mie produzioni e anche nei progetti con le band locali, c’era sempre un compromesso. Ho capito che era arrivato il momento di mostrare al mondo chi è davvero Ricky Guariento, nel bene o nel male. Nessun filtro, nessun adattamento. Solo io.

    Philipp: Il brano fonde Progressive e Symphonic Metal. Come fai a mantenere la profondità emotiva mentre esplori strutture tecniche complesse?

    Ricky: Per me la tecnica non è mai il fine: è il mezzo. Ogni nota, ogni cambio ritmico, ogni variazione melodica in “Symphonic Reverie” è stata pensata per servire il viaggio emotivo. La complessità senza emozione è solo rumore. Voglio che chi ascolta senta, non che ammiri solo l’abilità tecnica.

    Philipp: La tua collaborazione con Michiko attraversa 10.000 chilometri tra Italia e Giappone. Qual è stato l’aspetto più sorprendente di questo lavoro a distanza?

    Ricky: Lavoriamo insieme da tre anni, da quando il nostro amico comune Michal Dijkstra ci ha presentati e abbiamo fondato il progetto 80 Hundred Miles. La cosa che mi stupisce di più di Michiko è come questa minuscola batterista giapponese picchi la batteria con una potenza e una ferocia incredibili! Ma la cosa più importante: abbiamo una telepatia musicale, nonostante la distanza, le culture diverse, la differenza d’età. Probabilmente abbiamo lo stesso sangue metallico nelle vene! Quando le ho mandato i primi riff, ha detto subito “Sì”, prima ancora che finissi di spiegare. Aveva già capito tutto.

    Prima foto (tu e lei): “Ricky Guariento e Michiko - collaborazione Progressive Metal Italia Giappone

    Philipp: Hai detto che l’IA è stata solo un ponte, non un partner creativo. Dove tracci il confine tra arte umana e supporto tecnologico?

    Ricky: L’IA è uno strumento, un esecutore, non un partner creativo. L’ho usata per velocizzare il mixaggio: decine di frammenti brevi da allineare, sincronizzare, coordinare. Sarebbe stato folle non usare strumenti che semplificassero il processo. Ma il processo creativo, le decisioni, l’anima del lavoro: quello è tutto umano.

    Philipp: Come artista ispirato dal chiaroscuro di Caravaggio, pensi al suono in termini di luce e oscurità? Come influenza questo la tua narrazione musicale?

    Ricky: C’è un’espressione che adoro: “sonic painting”, pittura sonora. La mia passione per l’arte e la fotografia mi aiuta tantissimo in questo. Quando compongo, penso in termini di luce e ombra: questa sezione è buio, qui la luce esplode. Per esempio, il mio brano precedente “Doomsday” è stato costruito interamente su visualizzazioni. “Symphonic Reverie” è la stessa cosa: contrasti, drammaticità, cambi improvvisi di tono e intensità. È pittura sonora.

    Philipp: Il titolo “Symphonic Reverie” evoca qualcosa di onirico. Che viaggio mentale o emotivo volevi creare per chi ascolta?

    Ricky: Il titolo dice tutto: volevo creare una fantasticheria, un sogno ad occhi aperti. Non un viaggio lineare, ma un posto dove ognuno può perdersi e ritrovarsi. Volevo evocare quella sensazione che provi poco prima di addormentarti, quando realtà e fantasia si confondono e ogni suono diventa una storia. Se anche solo per qualche minuto dimentichi dove sei e semplicemente viaggi, nella mente o nel cuore, allora ho fatto il mio lavoro.

    Philipp: Molti artisti oggi inseguono la viralità invece della visione. Cosa significa per te l’integrità artistica quando gli algoritmi sembrano dettare il gusto?

    Ricky: Molti anni fa, anche se ne ho avuto l’occasione, ho rinunciato alla carriera musicale professionale. “La tua musica è interessante, ma…”, “Ok, ti produco, però facciamo qualcos’altro…”, “Dimentica quella roba, hai una bella voce…” E adesso dovrei farmi guidare da un algoritmo? Nessuna possibilità. Mi sono già rifiutato di scendere a compromessi quando me lo chiedevano gli esseri umani; perché dovrei inchinarmi a un pezzo di codice? Integrità artistica significa restare fedele alla tua visione, anche quando nessuno ti ascolta. Soprattutto in quel caso.

    Philipp: Riunisci diverse identità creative: il lavoro solista, la produzione di colonne sonore, gli 80 Hundred Miles e il progetto Cohors Petrae. Come si influenzano questi progetti?

    Ricky: E questi sono solo i più recenti! Solo alcune delle tante facce. Ho sperimentato di tutto, dal Jazz al Flamenco, dalla musica classica all’Electro-Pop, e spesso ho mescolato tutto cercando qualcosa di nuovo. Non mi piace definirmi. Ho sempre bisogno di nuovi stimoli, nuove avventure, ma alle mie condizioni. Come si influenzano? Direi che si fondono più che influenzarsi. Sono tutti parte dello stesso impulso creativo irrequieto.

    Philipp: La tua citazione “Vivere è creare, e creare è smettere di non vivere più” suona molto filosofica. Come vivi questa idea nel quotidiano?

    Ricky: Vivo in una costante urgenza creativa, ogni momento della giornata. Non so spiegarlo, ma quando mi sveglio la mattina ho già idee per un fumetto, una storia, un brano, una foto che voglio scattare. E durante la giornata, ogni piccola cosa – un gesto, una situazione, una frase – può diventare fonte d’ispirazione. È come se le mie antenne fossero sempre accese. La creazione non è qualcosa che pianifico: è il modo in cui respiro.

    Philipp: Una composizione strumentale significa raccontare senza parole. Come ti assicuri che l’emozione e la narrazione arrivino comunque?

    Ricky: Sperimento le emozioni su me stesso. Scrivo quello che voglio “sentire” quando ho bisogno di ascoltare qualcosa che trasmetta proprio quell’emozione. Compongo per l’ascoltatore che è in me e confido che gli altri ci trovino il proprio significato. Poi… ognuno può sentirla come gli ha insegnato la sua storia. Questo è il bello della musica strumentale: lascia spazio all’interpretazione.

    Philipp: Che ruolo hanno il silenzio o la moderazione nella tua musica, specialmente in un genere che spesso celebra intensità e complessità?

    Ricky: Il silenzio può essere più potente del caos che lo circonda. Può essere il respiro di cui hai bisogno quando scappi da qualcosa che fa paura. Può essere il momento di calma dopo un’emozione forte. Può essere la pausa per raccogliere i pensieri prima di continuare un lungo viaggio. Senza silenzio, l’intensità perde significato. È il contrasto che dà forza a entrambi.

    Philipp: Il Progressive Metal è sempre stato un genere in evoluzione. Dove pensi che risieda la prossima ondata di innovazione?

    Ricky: Paradossalmente, penso che il futuro del Prog Metal stia in un ritorno alle origini. Dopo anni di superiorità tecnica e auto-ammirazione, c’è un ritorno a un Prog più emotivo. Band come Haken e Caligula’s Horse sono esempi di come l’emozione non vada sacrificata alla tecnica. La prossima ondata non nascerà dal suonare più veloce, ma dal sentire più profondamente.

    Philipp: La collaborazione con Michiko unisce anche due culture. Questa esperienza ha cambiato la tua visione del ritmo, del timing o dell’energia?

    Ricky: A essere onesto: Michiko, pur avendo metà dei miei anni, ha tirato fuori esattamente quello che c’era in me. È stata sintonia totale su tutti i livelli. Parlavamo la stessa lingua musicale. La cultura non ha avuto importanza. L’età non ha avuto importanza. Quando due musicisti condividono lo stesso sangue metallico, la geografia diventa irrilevante. Lei ha capito cosa mi serviva prima ancora che finissi di spiegare.

    Philipp: Hai creato il tuo universo artistico: il “RickyVerso”. Come collega questo concetto musica, immagini e narrazione?

    Ricky: “RESISTENZA” è la parola che collega tutto. Resistenza contro l’ignoranza, l’odio, la crudeltà, le bugie e la falsa libertà. Voglio rendere visibile quello che le persone non vogliono vedere. Voglio dare un’opportunità a chi la pensa come me, a chi non ha paura di fermarsi e ascoltare musica per quasi nove minuti. A chi non si limita a sopravvivere seguendo il gregge, ma vuole essere la pecora nera. Il RickyVerso è un rifugio per gli irrequieti, gli insoddisfatti, i vigili.

    Philipp: Essendo commerciale per un’azienda che si occupa di acciaio di giorno e musicista di notte, trovi contrasti o parallelismi tra struttura aziendale e libertà artistica?

    Ricky: Direi che sono due vite parallele che a volte si intersecano. Anche nel mondo del business, oggi, creatività e capacità di distinguersi sono essenziali. E spesso uso la mia musica per le campagne di marketing della InoxTubi, così risparmio sui diritti d’autore (ride). Ma sul serio: entrambi i campi richiedono disciplina, visione e coraggio di rischiare. La differenza è: nel business negozi con i clienti. Nella musica negozi con te stesso. E comunque, l’acciaio inossidabile è sempre… Metallo!

    Philipp: Ogni atto creativo comporta rischi: artistici, emotivi, anche finanziari. Quali rischi hai corso con “Symphonic Reverie”?

    Ricky: Il viaggio emotivo è stato intenso: alti e bassi tra euforia ed esaurimento. Ci sono stati momenti in cui non vedevo più l’obiettivo, ed era deprimente. Il rischio più grande era creare qualcosa che non interessasse a nessuno. Ma, onestamente? Non me ne fregava. Il complimento più bello che ho ricevuto è stato: “Non ti riconosco più. Questo non suona come te”. Missione compiuta. Significa che il vero Ricky è finalmente venuto fuori.

    Symphonic Reverie album cover - cattedrale gotica Progressive Metal

    Philipp: Se “Symphonic Reverie” fosse un’installazione artistica immersiva, come immagineresti lo spazio, le luci, le texture, l’atmosfera?

    Ricky: Immagino uno spazio come una cattedrale gotica, come quella sulla copertina dell’album. Volte alte, colonne di pietra. La luce parte dall’oscurità, poi lentamente si accendono raggi caldi color ambra da dietro, proiettando lunghe ombre. Con l’intensificarsi della musica, la luce pulsa e cambia: toni blu freddi nei passaggi tranquilli, oro incandescente e rosso profondo nelle sezioni pesanti. Le texture sarebbero pietra fredda in contrasto con l’illuminazione calda, esattamente come l’opposizione tra silenzio e caos nella musica stessa. Voglio che le persone si sentano contemporaneamente piccole e potenti. Circondate da qualcosa di antico ma pieno di energia nuova.

    Philipp: Per concludere, quale messaggio o emozione vuoi che gli ascoltatori portino con sé dopo l’ultima nota?

    Ricky: Semplicemente… che abbiano viaggiato con me. E qualunque emozione rimanga, spero che resti per un po’. Non persa nel prossimo scroll.

    Trovi l’intervista originale su Metal-FM.com

  • Quando la Musica parla più forte degli Algoritmi

    Screenshot del messaggio di Metal Planet Media che annuncia la pubblicazione di Symphonic Reverie di Ricky Guiariento su tutte le piattaforme social e streaming

    Oggi è un giorno particolare.

    Metal Planet ha pubblicato un articolo dedicato al mio brano “Symphonic Reverie”, condividendolo su Facebook, X (Twitter), LinkedIn, Bluesky e Threads. Il brano è stato aggiunto alla loro “Little Box of Wonders” su Spotify e YouTube.


    Non vi nascondo che mi ha fatto un effetto strano — nel senso migliore del termine.
    Non perché cercassi conferme esterne (chi mi conosce sa che non ho mai creato musica per piacere a qualcuno), ma perché è la dimostrazione che quando credi in qualcosa e vai avanti nonostante tutto, prima o poi qualcuno se ne accorge. Qualcuno capisce.


    Symphonic Reverie” nasce da un’urgenza espressiva che non potevo più contenere: 8 minuti e 32 secondi di progressive/symphonic metal strumentale che sfida apertamente la tirannia dell’algoritmo. In un’epoca dove la musica è stata ridotta a frammenti da 30 secondi per TikTok e Reels, questo brano è una dichiarazione di guerra e di integrità artistica.

    È una fusione di prog metal e symphonic metal che attinge dall’eredità di Dream Theater, Symphony X, Opeth, Savatage, Rhapsody of Fire, Queensrÿche, Fates Warning e Rush. Senza la pretesa di paragone! Volevo potenza, orchestrazione, tecnica e atmosfera, che si intrecciano in un viaggio sonoro che richiede ascolto attivo, non consumo passivo.
    Ma soprattutto, è il frutto di una collaborazione transcontinentale straordinaria con Michiko Funakoshi, batterista giapponese di Tokyo con cui avevo già collaborato negli 80 Hundred Miles. 10.000 chilometri di distanza, mesi di lavoro remoto, due mondi e due culture unite dalla stessa passione creativa.


    E mentre lo scrivevo, mentre lo producevo, c’era chi remava contro. Chi diceva “ma chi te lo fa fare?”, “chi vuoi che ti ascolti?”, “non é musica che funziona questa”. Ecco, a loro dedico un pensiero affettuoso: 🖕

    Ho continuato. Ho scelto di credere nella mia visione, nella mia musica che varia dal jazz al metal a seconda di come mi sveglio (ma il metallo scorre nelle mie vene da sempre, non c’è scampo,) nel mio RickyVerso fatto di note, parole, immagini e idee che nessuno mi aveva chiesto ma che io dovevo tirare fuori.


    E oggi Metal Planet condivide il mio lavoro. Piccola vittoria? Forse. Ma per me è la conferma che vale sempre la pena essere fedeli a se stessi.
    Grazie a chi ha sempre creduto in me, a chi mi ha supportato anche quando sembrava una follia. Grazie ai tre fan che ascoltano la mia musica con il cuore aperto.
    E grazie a chi ha remato contro: mi avete dato una motivazione in più per dimostrare che avevate torto.


    🔗 Leggi l’articolo su Metal Planet
    🔗 [Scarica la Press Release completa (PDF)](link qui sotto)
    🎧 Ascolta “Symphonic Reverie” su tutte le piattaforme: Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube, Deezer, Tidal[amazonaws]

  • Il Superpotere degli Eterni Indecisi

    Ricky, un musicista creativo, abbraccia la sua chitarra acustica nera Gretsch in un momento di intima connessione, simbolo della scelta perfetta che supera l'indecisione.

    Ci sono delle persone che vengono mandate in crisi da un menù con più di tre pizze. Le riconosci subito: sono quelle che, di fronte alla domanda “Che si fa stasera?”, iniziano a sudare freddo, visualizzando contemporaneamente 17 scenari possibili, inclusa un’improbabile invasione aliena che renderebbe la scelta di un eventuale film totalmente irrilevante.

    Il mondo, che ha la pazienza di un gatto a cui tiri la coda, le etichetta subito: “indecise croniche”, “insicure”, “ma allora, ti muovi?”.
    La verità? È che queste persone hanno un superpotere che non sanno di avere. La loro mente non è un binario unico, è un’intera stazione centrale nell’ora di punta.
    Laddove una persona normale vede “birra o vino?”, loro vedono un diagramma di flusso. “La birra gonfia, ma è più estiva. Il vino però si abbina meglio al formaggio che forse ordinerò, a meno che non decida per il fritto, che con la birra è la morte sua. E se poi mi viene sonno? Meglio la birra, che è meno alcolica… o no?”. Il tutto in circa 0.5 secondi.


    È come avere un cervello in 8K. Mentre gli altri vedono “un film”, tu ne vedi già la potenziale delusione, il rischio spoiler, l’incompatibilità con lo stato d’animo attuale e la possibilità che tra due mesi esca la versione director’s cut e quindi forse converrebbe aspettare. Risultato? Passi un’ora a scorrere Netflix e finisci a guardare video di gente che scarta pacchi.

    Queste menti sono esploratrici instancabili di possibilità. Vedono le conseguenze, le sfumature, i mondi paralleli annidati in ogni piccola scelta. È una forma di profondo rispetto per la complessità, mascherata da una goffa esitazione.

    Poi, all’improvviso, nel bel mezzo di questo caos calmo, succede il miracolo.
    Dopo aver passato sei mesi a confrontare le specifiche tecniche di 42 modelli diversi e opposti, entri in un negozio e vedi quella chitarra. E non c’è più analisi che tenga. In un istante, cuore e cervello, istinto e fogli di calcolo mentali, smettono di litigare e si trovano d’accordo, puntando dritti verso di lei.
    Non è un colpo di fulmine. È una rivelazione. È il momento in cui tutte le variabili che hai sempre calcolato si allineano e formano un’unica, perfetta equazione.

    E in quell’istante, l’esploratore ha trovato la sua meta. E ti rendi conto che non si era mai perso. Stava solo cercando la strada di casa.

  • 6 Ottobre. Il giorno in cui Hyla bussó alla mia porta.

    Hyla, protagonista dell’omonimo album progressive metal strumentale del 6 ottobre 2022: guerriera mezza elfa con lunghi capelli biondi, spada sulle spalle e armatura decorata, ritratta in una foresta con luce cinematica - artwork fantasy per concept album di rinascita creativa

    Tre anni fa, ero bloccato a letto.
    Non per scelta. Per necessità. Un’operazione mi aveva tolto il movimento, ma non i pensieri. Anzi, forse li aveva amplificati. Troppo tempo, troppo silenzio, troppa immobilità per una mente abituata a correre.


    E poi lei è arrivata.


    Non come le muse arrivano nei racconti romantici, con squilli di tromba e apparizioni divine. No. Hyla è entrata dalla porta sul retro, quella che lasci sempre socchiusa per gli ospiti inattesi. Si è seduta accanto al letto. Mi ha guardato. E ha cominciato a parlare.


    Era mezza elfa, mezza umana. Né di qua né di là. Come me, in fondo. Sospesa tra mondi, tra battaglie vinte e ferite ancora aperte. Aveva combattuto mille guerre. Ne avrebbe combattute altre mille. Ma in quel momento, era lì. Con me. A raccontarmi chi era.


    E io l’ho ascoltata.


    Non ho fatto altro. Ho ascoltato le sue storie, i suoi silenzi, i suoi respiri. E mentre lei parlava, io rinascevo. Nota dopo nota, battito dopo battito, la musica ricominciava a scorrere. Non era più buio. Era luce filtrata, calda, quella che ti fa riaprire gli occhi piano.


    Hyla non è venuta per restare. E io non le ho mai chiesto di farlo. Le ho dato rifugio, tempo, spazio per rimettersi in piedi. E quando è stata pronta, l’ho lasciata andare. Senza catene, senza promesse. Con la sola certezza che, se avesse bussato di nuovo, io ci sarei stato.
    Sempre.

    Il 6 ottobre 2022 è uscito Hyla, l’album che porta il suo nome. Dieci tracce che raccontano il nostro incontro, le sue battaglie, il suo cammino. Un disco che è stato toccasana per me, e che spero possa esserlo anche per chi lo ascolta.


    Ogni tanto Hyla torna. Mi racconta una nuova storia. Nasce altra musica. Poi ci salutiamo, e io non so se la rivedrò ancora. Ma va bene così. Lei ha la sua missione. Io la mia l’ho compiuta: le ho dato un rifugio quando ne aveva bisogno.
    E la mia porta, per lei, sarà sempre aperta.
    Come se il tempo non fosse mai passato.

    🎧 Ascolta Hyla

    Puoi ascoltarlo anche su tutte le altre piattaforme di streaming! Segui i link! 👇🏻

  • Compleanni, sogni di 8 minuti e un dito medio all’Algoritmo.

    Copertina ufficiale del brano "Symphonic Reverie" di Ricky Guariento. Un'immagine suggestiva di una cattedrale gotica illuminata d'oro, con colonne a forma di chitarra e un sentiero di note musicali sul pavimento.

    Anche questa volta è arrivato il giorno. E come ogni anno, mi guardo indietro e mi chiedo cosa mi sono regalato. Non parlo di oggetti, ma di atti. Atti di coerenza, di amore, a volte anche di sana e pura ribellione. Quest’anno, il mio regalo per me – e spero anche per voi – si intitola “Symphonic Reverie”.

    Ed è un brano inedito di 8 minuti e 32 secondi.

    Leggetelo di nuovo: 8:32. In un’epoca in cui la musica è diventata un sottofondo usa e getta da 30 secondi per muovere culi su TikTok, pubblicare un’opera strumentale di questa durata è un atto politico. È il mio personale rifiuto di prostituire un’idea, di venderla al pappone del consenso facile, come scrivevo tempo fa.

    “Symphonic Reverie” non è nata per essere “scrollata”. È nata per essere ascoltata.

    Questa è la storia di un sogno creativo a distanza, un’armonia disarmonica costruita a 10.000 chilometri di distanza. Protagonista con me di questa odissea sonora è la mia “partner in crime”, Michiko, giovane batterista fenomenale di Tokyo con un’anima forgiata nel metallo. Già fondatrice con me e Michal Dijkstra del gruppo “diffuso” 80 Hundred Miles. Dai nostri rispettivi home studio – il mio piccolo antro creativo e la sua cantina trasformata in un tempio del ritmo – abbiamo tessuto per mesi le fila di questo brano, nota dopo nota, beat dopo beat, con tutte le difficoltà logistiche e tecniche del caso. È un dialogo tra due mondi, due culture, unite dalla stessa urgenza espressiva. E sì, lo ammetto, a tenere insieme i pezzi di questa folle collaborazione a distanza c’è stata anche l’AI (orrore! orrore! 😱), usata come strumento, come ponte, mai come fine.

    Ricky Guariento (chitarrista) e Michiko (batterista) in posa in uno studio di registrazione. Foto promozionale per il progetto "Symphonic Reverie" e la loro "Euro-Asian Metal Alliance".

    Ma com’è, questo “Sogno Sinfonico”?

    È un viaggio prog-rock. È una creatura metal viva, che respira, che non chiede il permesso. Passa da momenti di quiete quasi riflessiva a vere e proprie tempeste sonore. Non troverete una voce umana a guidarvi, perché non serve. A parlare è solo la musica, nel linguaggio più puro e universale che esista.

    Questo brano è la dimostrazione pratica di tutto ciò in cui credo. È la mia musica fatta “per chi ama ascoltare, non solo sentire in sottofondo”. È il frutto di quella conversazione a due, intima e segreta, con l’idea di musica come amante, prima di aprire la porta al mondo.

    Oggi quella porta si apre. E se qualcuno si ferma ad ascoltare riconoscendosi in quello che abbiamo creato, allora la magia si è davvero compiuta.

    Symphonic Reverie” non è più solo mia e di Michiko. Ora è anche vostra. Se vorrete accoglierla.

    Buon ascolto. E vaffanculo, Algoritmo. 🖕🏻 Con affetto.

    e tutte le piattaforme di streaming

  • Sealounge: dove il suono diventa sabbia calda sulla pelle.

    Copertina del singolo "Sealounge" di Ricky Guariento. Un primo piano sull'addome e le gambe di un corpo femminile in bikini, sdraiato sulla sabbia. L'immagine ha un filtro caldo, color seppia, con un effetto grafico di carta strappata.

    L’autunno è un artista di tocchi lievi e sentenze definitive. Accorcia le giornate, raffredda l’aria, invita a cercare rifugi più intimi. E mentre fuori la prima pioggia lava via la polvere dell’estate e la nebbia inizia a disegnare contorni incerti, sento il bisogno quasi fisico di un calore diverso. Un calore che non viene da un calorifero, ma da un ricordo.

    In questi giorni, mi sono ritrovato ad ascoltare in loop un mio brano che sembra provenire da un’altra vita creativa: “Sealounge”.

    Chi conosce la mia musica, il mio percorso tra le trame del prog metal e le confessioni del rock, potrebbe rimanere sorpreso. “Sealounge” non ha chitarre sferraglianti né ritmi complessi. È figlio di un periodo di esplorazione, un momento in cui ho messo da parte gli strumenti che conoscevo come le mie tasche per giocare con l’ignoto: l’elettronica, i campionatori, i suoni sintetici. È stato un atto di libertà, un modo per scoprire se la mia voce creativa potesse parlare anche un’altra lingua.

    Il brano si apre con un sipario liquido: le onde del mare. Non è un semplice effetto, è una porta d’accesso. Un invito a spogliarsi del superfluo e ad entrare in una dimensione diversa, quella di un pomeriggio estivo infinito. Ho cercato di tessere un arazzo sonoro che fosse quasi tattile: la pulsazione lenta di un battito a riposo, i synth che si allargano come cerchi sull’acqua, le melodie rarefatte che evocano il dormiveglia sotto l’ombrellone, con il sole che filtra tra le palpebre e scalda la pelle.

    La musica ha questo potere straordinario: è una macchina del tempo per le sensazioni. E ogni nota, ogni suono all’interno di “Sealounge” è stato scelto e posizionato con un unico scopo: provocare quel senso di pace e di abbandono. È la mia piccola resistenza contro il grigiore che avanza, un sole tascabile da accendere quando serve.

    Oggi lo condivido con voi. Spero che possa essere un piccolo rifugio anche per voi, un’onda di calore inaspettata per scaldare questi primi giorni d’autunno e ricordarci che, da qualche parte dentro di noi, l’estate non finisce mai veramente.

    Buon ascolto.

  • Un viaggio di 514 secondi

    La vita non si misura a click e scroll

    In un’epoca che misura tutto in click e scroll, ho scelto di creare qualcosa che respira.
    Qualcosa che non si piega alle regole del consumo veloce.
    Un’opera che chiede tempo, attenzione, silenzio. Che chiede di chiudere gli occhi. Per più di 30 secondi.

    Molti di più.

    La storia inizia il 29 settembre.

  • Stay Human – Restare umani quando il mondo impazzisce

    Ascolta il brano anche su: Apple Music, Amazon Music, YouTube

    Viviamo in un’epoca in cui la parola pace sembra diventata un’utopia e il semplice rimanere umani un atto di follia. 🌍

    La Palestina e Gaza, dall’Ucraina all’Africa, i nomi cambiano ma la tragedia resta la stessa: innocenti sacrificati nei giochi di potere, quando non veri e propri genocidi.

    Proprio per questo, il brano Stay Human del nostro album Divergent Tales (uscito lo scorso anno), oggi suona ancora più urgente e necessario. Non è solo una canzone: è un appello, un grido, un promemoria per non smarrire la luce dentro di noi.

    Ecco il testo, tradotto in italiano:

    Nei corridoi del potere, dove strisciano le ombre,
    figure immense giocano a un gioco oscuro.
    Con un lancio di dadi decidono il destino,
    di vite invisibili, un peso insopportabile.

    Sussurri riecheggiano nei palazzi di marmo,
    ogni parola una mossa, mentre il buio chiama.
    Gli innocenti diventano semplici pedine,
    mentre i potenti perdono la via.

    Si arrampicano così in alto, toccano il cielo,
    ma perdono l’anima in un battito di ciglia.
    La corona pesa, il trono è una gabbia,
    mentre firmano i loro nomi sulla pagina della storia.

    Resta umano, di fronte alla notte,
    aggrappati a ciò che è giusto e corretto.
    Non lasciare che l’oscurità consumi la tua luce,
    Resta umano, continua a lottare.


    Il martello cade e il silenzio regna,
    il pianto di un bambino, il dolore di una madre.
    Ordini impartiti senza ripensamenti,
    per le vite di chi ha combattuto.

    Un’illusione di grandezza, una trance divina,
    credendo di avere il mondo nelle mani.
    Ma ogni impero crolla, ogni regno finisce,
    e tra le rovine, quale messaggio rimarrà?

    Resta umano, non perdere il cuore,
    alla fine tutti abbiamo una parte.
    In questo mondo che può dividerci,
    Resta umano, è da lì che si riparte.


    Puoi sentire la preghiera nel vento?
    È un richiamo a rialzarsi, a ricucire.
    A ricordare la forza dentro di noi,
    a scegliere la vita, a difenderla.

    Resta umano, è la nostra preghiera,
    per un mondo dove siamo tutti liberi.
    Davanti alla tirannia,
    Resta umano, lascia che sia.


    Così quando la notte è fredda e resti solo,
    ricorda l’amore che hai sempre conosciuto.
    Nel cuore dell’umanità, lascia che risplenda:
    Resta umano, è scolpito nella pietra.


    80 Hundred Miles – Chi siamo

    Siamo nati come un trio “a distanza”:

    • Ricky – L’Italian Rocker, 50 anni, anima rock che porta con sé le vibrazioni immortali dei ’70 e ’80.
    • Michal- Il Dutch Maestro, 32 anni, alchimista di elettronica e sperimentazione.
    • Michiko – La Japanese Metalhead, 27 anni, pura energia metal che incendia ogni riff.

    E poi la famiglia, durante il viaggio, è aumentata:

    • Nguyet, 42 anni dal Vietnam, polistrumentista, anima ritmica e chitarrista dal groove inossidabile.
    • Cody, 18 anni dagli Stati Uniti, giovane virtuoso della chitarra solista, la freschezza che spinge lo sguardo verso il futuro.

    Ci chiamiamo 80 Hundred Miles perché le distanze ci dividono, ma è proprio quella distanza a darci forza: dimostra che la musica non ha confini, né di spazio, né di età, né di stile.

    I nostri valori sono semplici, ma radicali:

    • Restare umani in un mondo che ci spinge a dimenticarlo.
    • Creare ponti invece che muri.
    • Cantare la diversità come armonia.

    Ogni nota è un passo che ci avvicina. Ogni canzone è una dichiarazione di resistenza.


    👉 Chiudo il post con un invito:

    “Se anche tu credi che restare umani sia l’unica vera rivoluzione, ascolta Stay Human. Condividila. E, soprattutto, vivila.”