L’Elogio della Posatura: Quando la Feccia Diventa un Brand
Se chiedete a un produttore di vino cosa sia la feccia, vi guarderà con un misto di fastidio e rassegnazione. È quel deposito melmoso, opaco e decisamente sgradevole che si accumula sul fondo della botte dopo la sedimentazione. Qualcosa che va filtrato, scartato e dimenticato in fretta per non rovinare il sapore del prodotto finale. In senso figurato, il dizionario non è più clemente: definisce la feccia come la parte più spregevole e abietta di una società o di un gruppo di persone.
Eppure, la magia della comunicazione contemporanea sta proprio nella capacità di prendere il fondo del barile e trasformarlo in un lussuoso oggetto di culto. Non molto tempo fa, durante l’assemblea fondativa di un nuovo movimento politico, un leader nostrano ha arringato la folla esclamando con orgoglio che lui e i suoi seguaci rappresentavano “lo scarto e la feccia“, dicendosi fierissimi di incarnare i “figli di nessuno”.
Un cortocircuito logico e semantico meraviglioso. Viene da chiedersi: da quando in qua essere apertamente definibili come persone “spregevoli” o “residui” è diventato un fattore aggregante, una medaglia al valore da appuntarsi sul petto con fiera arroganza?
Il Packaging dello Scarto: L’Estetica del Sottofondo
Viviamo nell’era del posizionamento di mercato, e la politica ha ormai assimilato le regole dell’industria influencer. Se la realtà biografica dei leader contemporanei – spesso caratterizzata da carriere garantite, alti gradi istituzionali e posizioni di assoluto privilegio – non offre spontaneamente l’epica del vero escluso, l’industria del consenso deve correre ai ripari fabbricando il packaging appropriato. Se non puoi vendere una visione di futuro solida e spendibile, vendi il fascino torbido dell’underdog.
Rivendicare l’etichetta di “feccia” è un colpo di genio del marketing sovversivo. Funziona come uno scudo definitivo contro qualsiasi critica razionale: se accusi un movimento di proporre idee retrograde o condotte discutibili, la risposta non sarà un’argomentazione, ma un fiero e teatrale “Sì, siamo la feccia, e allora?”. Il limite intellettuale o morale non viene corretto, viene istituzionalizzato, impacchettato e trasformato in un brand identitario di sicuro successo.
Il Cortocircuito Supremo: Specchiarsi nello Scarto
Ma è scavando sotto questa posatura retorica che emerge il paradosso più delizioso e perverso. La narrazione di questi movimenti si fonda quasi sempre sulla caccia all’intruso, sulla difesa dei confini, sulla categorizzazione rigida di chi ha diritto di cittadinanza e chi invece meriterebbe una sbrigativa “riemigrazione”. C’è sempre un “altro” da additare come elemento estraneo, degradante, parassitario. Qualcuno che sporca il candore ideale della nazione.
E qui il meccanismo si inceppa in un autogol intellettuale senza precedenti. Nel momento esatto in cui il leader rivendica per sé e per il proprio popolo lo status di “feccia”, si mette esattamente alla pari con coloro che vorrebbe espellere. Se sei il sedimento sul fondo, il rifiuto, lo scarto biologico della botte, non puoi più pretendere di essere il vino buono.
Senza rendersene conto, il moralizzatore si specchia nel suo stesso nemico. Entrambi, nella tassonomia del disprezzo, occupano lo stesso gradino: quello delle esistenze sgradite. La differenza è che i primi subiscono questa etichetta come un dramma sociale; i secondi la indossano come un profumo costoso per raccogliere voti nei talk show.

Il Risveglio del Sommelier
Forse, dopotutto, dovremmo semplicemente prendere queste dichiarazioni alla lettera. Se un leader e i suoi fedelissimi scelgono autonomamente di definirsi la feccia della società, chi siamo noi per contraddirli? Sarebbe scortese, oltre che presuntuoso, negare loro un’identità così faticosamente rivendicata dal palco.
Tuttavia, come sa bene qualsiasi buon sommelier, quando decidi di bere un vino senza decantarlo, ignorando deliberatamente il sedimento sul fondo, l’effetto collaterale è matematico: un retrogusto decisamente amaro e un terribile mal di testa il mattino successivo. Resta da vedere per quanto tempo ancora il paese tollererà questa sbornia collettiva a base di posatura, ostinatamente spacciata per nettare degli dei.
Creativo digitale, musicista e narratore. Esploro le intersezioni tra umanità e tecnologia, raccontando storie di AI, musica e vita vissuta. Benvenuti nel mio disordine organizzato.”
